lunedì 14 settembre 2015

Tutto cominciò con una Mela: Samanta Airoldi racconta la sua seconda "opera in pillole"

La filosofa Samanta Airoldi
di Roberta De Tomi

Resta il formato "in pillole" e quel modo di trattare la materia che si discosta da qualsiasi formalismo o accademismo cristallizzato. Ma soprattutto, di Samanta Airoldi, resta impressa la chiarezza espositiva, coinvolgente sia per la competenza sia per la presenza di esempi attinti ai media più vicini, che consentono a un ampio pubblico di lettori di avvicinarsi alla filosofia, o meglio, al mondo di Sofia. In attesa della prima presentazione di Tutto cominciò con una Mela (Silele edizioni), giovedì 17 Settembre alle 19.30 a Milano, presso HenryCafè in via Col di Lana 4, ecco l'intervista alla filosofa.


 
Samanta ci racconta del Mondo di Sofia
in una chiave molto... pop
Ciao Samanta, siamo lieti di poterti intervistare di nuovo. L'occasione è l'uscita del tuo nuovo libro, Tutto cominciò con una Mela. Qui troviamo di nuovo Sofia, il cinema e il tuo personale modo di trattare la materia. Possiamo considerare questa tua opera un "sequel" delle Pillole di Filofollesofia, un suo ampliamento o altro?
Ciao Roberta, e grazie per questa nuova intervista. Tutto cominciò con una Mela è il mio secondo "figlio" e come tale ha a stessa natura de mio primo Pillole di Filofollesofia, lo stesso"sangue", se vogliamo, simile ma non uguale e non nasce per esserne il "sequel". Anche qui io mi occupo di Filosofia Politica in chiave "pop"ma mentre in Pillole di Filofollesofia mi ero concentrata maggiormente sulla Società e i suoi fenomeni in modo più diretto, in Tutto cominciò con una Mela io e Sofia dialoghiamo di fronte alla TV .... Eh già, io e Sofia, questa volta, partiamo da trasmissioni televisive, anche apparentemente banali, per spiegare teorie della Filosofia Politica contemporanea offrendo alla gente uno spunto per guardare quelle stesse trasmissioni con un occhio diverso, più attento e consapevole, a far capire loro che le occasioni per riflettere e interrogarci sul mondo possono provenire veramente da ogni dove, perfino dalla TV.

Quali sono i temi che sviluppi e con quali approccio e spirito?
Mi sono soffermata sulle teorie femministe e sul ruolo della donna nella società di oggi a partire da una trasmissione di cucina; sulle varie forme di alienazione prendendo spunto da un reality show; un programma di informazione e denuncia mi ha fatto riflettere sul tanto abusato tema del multiculturalismo. Il tutto sempre con un linguaggio chiaro e semplice ma mai banale e con lo spirito seriamente ironico e irriverente che contraddistingue Samanta e Sofia.

Eva, la mela, il divieto infranto: rispetto alla morale e ai concetti di Bene e di Male, come si pongono questi tre termini nel tuo libro?
Io ci tengo sempre a sottolineare una differenza che sta a monte di ogni mia riflessione: Morale intesa come "cosa pubblica" ed Etica intesa come "cosa privata". Ovvero: la Morale ha a che fare con i concetti di "giusto" e "società",  l'Etica riguarda, invece, la dimensione privata e soggettiva del "bene" e della "vita buona" (come avrebbe detto Aristotele). Pertanto la morale, avendo a che fare con la giustizia, deve essere una e uguale per tutti; l'etica, occupandosi di vita buona, deve rimanere soggettiva, legata alla sfera soggettiva degli individui, lasciando libero ognuno di vivere come meglio preferisce purché non infranga le leggi pubblicamente condivise in società e non rechi danno ad altri soggetti.
Passiamo ora alla mia amata Eva...che per me fu la prima vera filosofa! La Filosofia (dal greco "amore per la sapienza") nasce, infatti, proprio dalla volontà di conoscere, di andare oltre l'apparenza e, dunque, non può accettare alcuna imposizione che limiti anche solo in parte l'utilizzo della ragione. Eva, nell'infrangere il divieto che non le era stato razionalmente giustificato, rifiutò un'imposizione irrazionale e, dunque, rivendicò la sua volontà di utilizzare la sua ragione pienamente. E la Filosofia consiste proprio in questo: utilizzare la ragione sempre e comunque, non accettare nulla che non sia giustificato o giustificabile secondo ragione, vagliare e analizzare criticamente e razionalmente tutto.
Il dogma è il nemico numero uno, quindi, della Filosofia, in quanto è una pretesa di accettare acriticamente qualcosa che non è razionalmente giustificabile: un Filosofo mai potrà accettare alcun dogma, altrimenti non è un Filosofo ma solo uno studioso di Filosofia.

Secondo le tesi che sviluppi, la questione della conoscenza si pone soprattutto da un punto di vista gnoseologico, da quello ontologico o in maniera ambivalente?
Io sono per il Realismo in ogni ambito, non può esservi conoscenza in mancanza del reale. Conoscenza per me è prendere atto di ciò che è e di come è, sono assolutamente aristotelica in questo ("Vero è asserire che l'Essere è e il Non Essere non è; falso è asserire che l'Essere non è e che il Non Essere è). Penso, quindi, che dimensione ontologica e gnoseologica si accompagnino sempre: prendere atto del reale per apprendere ciò di cui è fatto e di come questi elementi si combinano tra loro. Da un punto di vista politico mi sento di affermare che prendere conoscenza e consapevolezza di come le cose stanno è un passo imprescindibile per poter cambiare la situazione. Sono abbastanza avversa agli idealismi fini a se stessi: la vita è una questione concreta, pratica, quotidiana e a politica (dal greco "gestione della Polis, della città") deve, perciò, offrire risposte e soluzioni altrettanto concrete e tangibili nel quotidiano in cui tutti, volenti o nolenti, ci troviamo a condurre le nostre vite.

Che ruolo hanno Dio e la religione?
Da un punto di vista personale io e la mia Sofia non siamo credenti: la scintilla tra me e Sofia scoccò proprio grazie al filosofo razionalista Feuerbach e alla sua teoria della religione come costruzione dell'uomo per colmare un suo bisogno. Penso che a livello sociale la religione abbia sempre rappresentato e continui tutt'oggi a rappresentare una forma di "oppio", come direbbe Marx: se il popolo vive con la speranza di una ricompensa in un ipotetico aldilà, sarà più disposto a sopportare ingiustizie e soprusi nell'aldiquà.... e non lotterà poi tanto per combattere tali ingiustizie, rivendicare i propri diritti e perseguire la propria felicità.
A livello soggettivo penso che la fede (che può anche essere distaccata da una religione istituzionale) rappresenti un'illusione, un qualcosa in cui l'essere umano ha bisogno di credere per mettere a tacere sia le sue paure sia il suo senso di responsabilità: quando le cose non vanno come vorremmo è consolante rivolgersi ad un ipotetico Dio che tutto può....ma è anche molto più comodo rivolgersi sempre a questo Dio invece di darci da fare per cambiare noi stessi la situazione o accettere la nostra impotenza.
Comunque, pur essendo non credente, rispetto e dialogo con i credenti. Non riesco ad avere un dialogo con chi accetta incondizionatamenti i dogmi delle religioni ufficiali perché l'accettazione di un dogma comporta l'autoimitazione della propria ragione e questo è inconcepibile per una filosofa.

La cover di "Tutto cominciò con una Mela"
Che cosa sono i pregiudizi e gli stereotipi e che ruolo giocano nella società di tutti i tempi, ma soprattutto in quella di oggi?
Il pregiudizio, lo dice la parola stessa, è un "giudizio a priori", un giudizio che viene emesso prima di conoscere il fatto o le persone coinvolte. Oggi viviamo nella società dei pregiudizi: le donne belle sono superficiali, oche e di facili costumi... Gli uomini muscolosi sono senza cervello... Le russe sono opportuniste...G li italiani sono mammoni... E potrei continuare all'infinito e scrivere un libro solo citando i pregiudizi.
Lo stereotipo è figlio del pregiudizio in quanto pretende di incasellare gli individui in categorie predefinite dalla società senza conoscere le peculiarità di ogni soggetto: lo stereotipo crea schemi a priori sula base di giudizi a priori, senza un vero contatto con la realtà concreta.
Entrambi da sempre, e oggi più di sempre, sono funzionali a mantenere un determinato assetto sociale e politico con evidenti ripercussioni economiche: basti pensare che nel 2015 una donna, a parità di livello, guadagna meno di un uomo.
Io sono contraria a tutto ciò che viene a priori: si può parlare di qualcosa o qualcuno solo dopo averlo conosciuto e analizzato nella concretezza del reale.

Cultura e conoscenza sono termini correlati e intercambiabili o possiamo parlare, dal tuo punto di vista, di una precedenza? Dalla conoscenza nasce la cultura o viceversa?
Non sono intercambiabili ma sono una in funzione dell'altra: se non ho capacità critica e cognitiva non sono in grado di assimilare cultura; se non ho cultura le mie capacità cognitive rimarranno molto limitate.
Un grande, enorme compito in tutto ciò lo rivestono la famiglia, la scuola e anche i mezzi mediatici, come appunto, la televisione: è indispensabile stimolare sempre e comunque la riflessione e spingere all'analisi critica di ogni elemento che ci circonda e di ogni messaggio che ci arriva.

Gli argomenti che sviluppi si basano su esempi che attingono ala realtà e alla contemporaneità. Inevitabili sono anche i riferimenti alla televisione: questo strumento, per quello che propone, è davvero da demonizzare? O anche in questo caso occorre razionalizzare tra le proposte presenti?
La Televisione è il nuovo oppio che ormai, per molti, ha ampiamente surclassato la religione: a Messa, al massimo, ci vai una o due volte a settimana ma la Televisione la puoi guardare/subire pure tutti i giorni. E il bombardamento mediatico è funzionale a non farci riflettere sui problemi seri che riguardano la società in cui viviamo e, dunque, le nostre vite. Ci sono anche programmi interessanti che promuovo informazione e cultura. Ma ci sono anche moltissimi programmi che si propongono di "intrattenere" (o meglio "rimbambire") il pubblico. Beh io penso che sia del tutto inutile demonizzare uno strumento di comunicazione grande e potente come la televisione, molto meglio sfruttarlo a nostro vantaggio e, anche da questi programmi apparentemente banali, cogliere uno spunto di rifessione per fare opportune valutazioni sul mondo in cui viviamo.

Come possiamo leggere nelle Pillole di Filofollesofia, il cinema fornisce esempi a supporto dello sviluppo delle tue tesi. In che modo rispetto al tema preminente?
A differenza della Tv, il cinema si avvale di metafore cui sottendono tematiche filosofiche/sociali più complesse. Pensiamo ai film di Lars Von Trier: vera e propria Filosofia messa in scena.
Anche in questo caso io parto dal film per spiegare la metafora filosofica intrinseca e sviluppare tutta una serie di riflessioni sulla società.
L'analisi del film non è mai fine a se stessa, io non scrivo recensioni; è sempre funzionale alla riflessione e critica filosofica. Il Cinema è uno strumento di cui mi avvalgo per rendere la filosofia più accattivante e comprensibile a tutti quei lettori che non si sono mai avvicinati a essa considerandola troppo difficile o noiosa.

Tra i capitoli, uno che mi ha particolarmente incuriosito, ed è quello dedicato all'estetica, con riferimento alla chirurgia. Ho subito collegato la questione a quella visione stereotipata secondo la quale la bellezza sarebbe (spesso) priva di cervello. Oppure pensiamo allo stupore di chi nota che una persona avvenente è anche dotata di intelligenza. Ma la conoscenza non dovrebbe legarsi all'estetica? Come concepisci queste idee stereotipate e la connessione dei due termini?
Estetica viene dal greco aisthesis (percezione) e fino a Kant stava a indicare proprio " conoscenza attraverso la percezione). Da Kant in avanti ha acquisito il significato di "teoria de bello". Kant considerava l'estetica la terza scienza, dopo Ontologia e Morale ed era strettamente legata alla conoscenza. Se ci pensiamo anche oggi è così: siamo istintivamente spinti a voler conoscere ciò che reputiamo "bello", ciò da cui ci sentiamo attratti. Vogliamo conoscere una persona perchè ne siamo attratti; apriamo un libro in una libreria perché la copertina ci ha incuriosito.
Dal cristianesimo e da molte altre religioni la bellezza è stata demonizzata, o addirittura condannata, in quanto simbolo della vanità. Per questo, oggi, è strettamente legata a uno stereotipo assolutamente irrazionale: ciò che è bello deve essere stupido, insignificante, superficiale.
Come ogni stereotipo anche questo si basa su un giudizio a priori non razionalmente giustificabile: nella realtà concreta possiamo conoscere ogni giorno persone esteticamente bellissime e intelligenti, colte, profonde. Curare il proprio aspetto non esclude (e perché mai dovrebbe??) curare la propria formazione culturale.
Per quanto riguarda la chirurgia estetica, anche qui gli stereotipi e i pregiudizi non si contano: una donna che, come me, sceglie di sottoporsi a un intervento per piacersi di più viene tacciata di essere un'oca superficiale attenta solo all'apparenza. Molti uomini ricorrono di nascosto alla chirurgia estetica per non venir classificati come "poco virili" in quanto, altro stereotipo, la cura esteriore deve essere una prerogativa unicamente femminile.
Personalmente penso che tutto ciò che fa stare meglio con se stessi sia il benvenuto in una società sana: individui che curano il proprio aspetto fisico e la propria formazione culturale saranno individui dotati di maggiore autostima e più consapevoli delle proprie capacità e potenzialità e questo potrà solo influire positivamente sulla società.

La prima opera di Samanta
Tra gli argomenti affronti anche il Femminismo Essenzialista. In cosa consiste e quali implicazioni ha rispetto ad "altri femminismi", al ruolo umano e sociale della donna e al suo rapporto con la conoscenza?
Il Femminismo Essenzialista è una corrente de femminismo nata negi anni '70 che si contrappone al femminismo Esistenzialista capeggiato da Simone De Beauvoir.
Quest'ultimo sosteneva una netta distinzione tra sesso biologico e genere, frutto di costruzioni sociali. In breve: non è che perché una è nata donna deve per forza essere irrazionale, emotiva, predisposta alla maternità e alla cura degli altri.
Secondo Simone de Beauvoir tutta questa serie di caratteristiche è la società che le incolla agli individui di sesso femminile per non mettere in crisi determinati schemi sociali; non sono in dotazione per natura.
Il Femminismo Essenzialista asserisce tutto il contrario: le donne e gli uomini sono "essenziamente" diversi. Le donne già alla nascita avrebbero una presunta "essenza femminile" che le induce naturalmente ad essere propense alla maternità e alla cura per gli altri mentre gli uomini nascerebbero con una corrispettiva "essenza maschile" che li renderebbe più atti alla carriera e all'individualismo.
Questa teoria non ha riscontri scientifici e, pertanto, è tutta frutto di supposizioni basate su statistiche. Ma il fatto che, statisticamente, ci siano più donne che svolgono lavori di cura e più uomini ai vertici delle aziende è, a mio avviso, frutto di un sistema educativo che, seguendo gli stereotipi sociali, spinge fin da piccoli i maschietti in una direzione e le femminucce nella direzione opposta non dando loro la possibilità di sviluppare ed esprimere la vera personalità e i veri desideri.
Ciò può comportare conseguenze disastrose tanto a livello sociale quanto nella dimensione privata e psicologica: donne che si sposano e fanno figli non per reale desiderio ma perché intimorite di essere tacciate come "zitelle" o "libertine"; uomini che nascondono per anni la loro omosessualità.
A livello sociale poi pensiamo a quante donne in gamba potrebbero dirigere aziende ma non viene data loro nemmeno l'opportunità di provarci perché ritenute "emotive" e poco adatte a ruoli diringenziali in quanto donne; o pensiamo a quanti papà divorziati non possono avere l'affido dei loro figli perché ritenuti poco propensi alla cura in quanto uomini.
L'essenzialismo si fonda su stereotipi non razionalmente giustificabili e, pertanto, può solo produrre danni.

Che cosa speri di lasciare nel lettore?
Il mio obiettivo è far arrivare a mia Sofia ai miei lettori per mostrare loro che Sofia non è un mostro difficile da comprendere o qualcosa di distante da noi. No, Sofia è una splendida amica che, con la luce della ragione, può aiutarci a cogliere spunti di riflessione e affrontare la vita quotidiana con maggiore consapevolezza.

Dove possiamo acquistare il tuo libro?
Tutto cominciò con una Mela, così come Pillole di Filofollesofia, possono essere acquistati nella maggior parte delle librerie della Lombardia e della Liguria. (E anche su tutti gli Estore NdR)

Hai altri progetti?
Ahahahah.... di questo non dubitarne... Prepara già altre due interviste almeno!
Ci tengo a invitare tutti alla prima presentazione di Tutto cominciò con una Mela che si terrà Giovedì 17 Settembre alle ore 19.30 a Milano, presso HenryCafè in via Col di Lana 4.
Grazie Roberta e al tuo stupendo blog!

Scheda tecnica del libro
Tutto cominciò con una Mela
Samanta Airoldi
Genere: Raccolta di Saggi
Casa Editrice: Silele
Collana: The Other
Pagine: 96
Prezzo: € 11,00
ISBN: 9788899220150
Link: MondadoriStoreAmazonIBS

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