domenica 25 ottobre 2015

L'elicottero - #iraccontidiFiorella

di Fiorella Carcereri

Anche quell’agosto era arrivato finalmente. Avevo già preparato tutto per la mia settimana in montagna. Una sola settimana, ma preziosa più dell’oro perché era l’unico momento dell’anno che potevo trascorrere in compagnia di mio padre.


Furono anni duri gli anni Settanta, ma pieni di ideali, sogni, speranze. Dodici anni, una vita davanti, un padre che io adoravo, ma, forse, solo perché lui non mi ricambiava, assorbito com’era dal lavoro. Già, il suo lavoro di fioraio era la sua vita… Io venivo dopo, nessuno capì mai quanto dopo.

C’era un prato enorme a fianco della modesta pensioncina in cui eravamo soliti alloggiare. E quella mattina si preannunciava essere una mattinata storica, memorabile. Si mormorava che stesse per arrivare un “pezzo grosso” in elicottero. Io non avevo mai visto un elicottero, se non in volo e col binocolo, solo per pochi istanti. Si era già formato un nutrito capannello di persone a mo’ di ferro di cavallo, pronta ad assistere all’evento. Persino i pastori avevano momentaneamente lasciate incustodite le loro greggi e lo si intuiva dal concitato belare e dall’insolito abbaiare dei cani…Ma ne valeva la pena!

L’atterraggio del bestione fu preceduto da un notevole spostamento d’aria cosicché tutti gli astanti si trovarono, di buon grado, ricoperti di un fine strato di polvere rossastra mista a fili d’erba.
Proprio nel momento cruciale, però, persi di vista il mio papà. Lo cercai per qualche attimo con lo sguardo in mezzo alla folla ma il nuvolone ricopriva in quel momento omogeneamente persone e cose. Lo cercavo perché avrei voluto stringergli forte la mano durante l’atterraggio e poi avvicinarmi con lui all’elicottero, come se si fosse trattato di un U.F.O., per porgli tutte quelle domande che i ragazzini adorano fare ai genitori nei momenti più emozionanti della loro vita. Passarono pochi minuti e poi, all’improvviso, dalla parte opposta del prato, scorsi nettamente la maglietta rossa di papà. Ma…non era solo… No, non era solo….
Teneva per mano Donatella, una bambina che alloggiava nella nostra pensione. Gesticolavano. Sorridevano.
Avvertii dapprima un nodo enorme salirmi alla gola e bloccarmi il respiro. E poi giù, un pianto dirotto.
L’elicottero ripartì, papà tornò dove mi aveva lasciata prima di sparire con la bimba “sbagliata”. Mi si avvicinò, mi vide con le guance rigate dalle lacrime e mi chiese stupito: “Che ti è successo, hai avuto paura dell’elicottero?”.
“No”, risposi cercando di ricompormi, “E’ solo un po’ di sabbia negli occhi… Non mi sarei dovuta avvicinare troppo”.
Un attimo d’assenza.
Uno sfregio perenne nella mia anima.

Edito in antologia ”Free Words – 100 attimi di assenza”, Wi-Mee, 2012

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