sabato 17 ottobre 2015

NoVision: sperimentazione fa rima con "famolo strano"

Le farfalle di Alessia Baraldi
di Lola Words (inviata)

"Resoconto di un giorno che non sai...11 Ottobre 2015 - Retrospettive.
Entro in una sala e immagino di essere Alice che attraversa lo specchio. Cammino a passi felpati, mentre, dall'esterno, sento il vocio delle persone che visitano gli stand della tradizionale Fiera d'Ottobre. Siamo a Novi di Modena. Si tratta di un paese di provincia confinante con il mantovano e il reggiano, posto a pochi chilometri da Carpi. Di Novi è arcinoto il Coro delle Mondine.  Ma vorrei tornare all' 11 ottobre e al mio resoconto: è una domenica irrorata da un sole che rammenta gli ultimi giorni d'estate. Io sono appena entrata in questo circolo, l'Arci Taverna, dov'è allestita la mostra collettiva che ha attratto la mia curiosità. NoVision, si chiama. Quale sarà il senso di questa esposizione? Vediamo...


L'installazione di Miko Soave
Raggiungo il fondo della sala. Parte di una parete è occupata da una mosca dipinta il giorno prima e in loco da Elena Pagliani. Elena è una giovane artista coinvolta dall'organizzazione (l'Assessorato alla Cultura del Comune di Novi, la locale Proloco "Adriano Boccaletti" che hanno messo in piedi il tutto con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi) che ha lasciato un segno efficace: l'effetto è davvero quello del murales e il dipinto non ha, secondo me, un dettaglio fuori posto. Accanto al disegno, trovo quattro istantanee attaccate alla parete: ritraggono l'artista in azione.
Mi sposto verso il centro della sala e giro intorno a una gabbia a forma di nave in cui si trovano ammassati inquietanti personaggi di stoffa. Più avanti, una sorta di guanto nero che rammenta un Tremor - ricordate? uno di quei mostri protagonisti del film con il rutilante Kevin Bacon? - mentre sulla sinistra, c'è una curiosa installazione appesa alla parete. Una sorta di becco sporge da una cassetta imbottita in cui si trovano altri pupazzi. Resto a osservare l'installazione, quindi mi sposto verso le farfalle che pendono dalla specchiera; sono creature autunnali, con le loro ali costituite da foglie secche e il corpo fatto di ossa. La mia immaginazione è stimolata grazie a queste opere di Alessia Baraldi. Così esco e mi porto nella seconda sala.
Anche qua, la fantasia impazza.

Sono circondata da tavoli rivestiti da un tulle nero, a parte quello appoggiato contro la parete in fondo, coperto da fodera nera. Sopra al tavolo, trovano posto alcuni brani di autori e autrici che mi regalano pezzi di sogno. A illustrare le parole, ecco le installazioni di Miko Soave, autrice di mini-sculture e disegni che ispirano dolci ricordi d'infanzia. Fanno da contrappunto i disegni di Moreno A.: matita che incide nel profondo creando tratti capaci di spalancare le porte su un abisso di suggestioni a tinte forti. Il tema del doppio, ma anche della morte e della nascita sono tradotti sulla carta con una precisione chirurgica. Una coppia sulla cinquantina entra in quel momento. Osserva, indica le opere di Miko e poi quelle di Moreno, fanno commenti su quelle esposte nella sala 1. Dal signore capto un:"Però sono davvero bravi. Anche se non ho mai visto una cosa così."

A proposito degli autori, caccio fuori i nomi :
Artermide B. con brani tratti da 2062. Il castello delle Amazzoni e Soavi Feticismi (Damster)
Cristina Biolcati con la poesia "L'illusione" tratta da Allodole e vento (Pagine Editore)
Vincenzo Calò, brano tratto da Ai benpensanti
Hunter H. Gilmour, brano tratto da Unforgettable Rain, Delos
Francesco Grimandi, brano tratto da Affresco Veneziano,
Antonella Iaschi con la poesia inedita Lo sciamano
Andrea Magno con la poesia "Note a margine" tratta da Sotto falso nome (Rupe Mutevole Edizioni).

Tra narrativa e poesia, si è quindi realizzata la compenetrazione tra le arti. A far da corollario una trovata interessante: dispositivi da annusare per realizzare un'esperienza immersiva.

Sono uscita, dopo aver sbirciato tra i libri di Artemide B. (2062. Il castello delle Amazzoni e Soavi feticismi); fuori, ho incrociati una signora, anche lei come me reduce dalla visita. La donna porta una mano al petto e mi confida: "Non ho mai visto una cosa così. Sono cresciuta con altri canoni, ma devo dire che ho apprezzato questa mostra. Anche se lo ammetto: mi ha spiazzata!"
Io sorrido.
"Signora, io ho canoni affini a quelli della mostra. Ma devo ammettere che sono rimasta spiazzata anche io. E di mostre ne ho viste!"
Mi congedo con un saluto, ripensando alle opere, agli odori, alle parole.

Insomma, NoVision è stata un'esperienza diversa. Insomma il famolo strano ha la meglio. Parlo di una mostra, eh?! Non siate maliziosi..."

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