martedì 17 novembre 2015

Intervista a Daniela Lojarro autrice di “Fahryon", la parte prima de "Il suono sacro di Arjiam”. Il fantasy tradizionale vive nella musica, tra incanti e battaglie

Daniela Lojarro ci presenta il suo
fantasy "Fahryon" parte prima de
"Il suono sacro di Arijam"
di Roberta De Tomi
La disciplina e lo studio abbracciano il talento che, si sa, da solo non basta. Daniela Lojarro, una carriera musicale nella lirica  - come soprano - che l'ha portata a calcare le scene più prestigiose. Una passione divenuta professione che prosegue a oggi: Daniela si dedica all'insegnamento del canto alla musico-terapia come terapista in audio-fonologia. E non solo. La nostra ospite è autrice di un fantasy classico Fahryon - Parte prima de Il suono sacro di Arijam (Gds) di cui ci racconta la genesi. E naturalmente, il suono (la musica) è centrale in questo lavoro nato da molteplici stimoli che andiamo a scoprire.



La cover di un fantasy che
pone al suo centro la musica
Ciao Daniela, benvenuta su Words! Hai un curriculum professionale notevole e importante in ambito musicale, e a questo punto mi viene spontaneo chiederti: dal canto e dalla musica, sei arrivata alla scrittura in un secondo momento o si tratta di discipline artistiche che hanno sempre fatto parte del tuo vissuto e che si sono intrecciate tra loro?
Grazie per avermi accolta nel salotto di Words e un saluto a tutti i lettori. Ho sempre avuto la passione di creare storie che poi o raccontavo o facevo interpretare alle mie amiche. Le scrivevo buttando giù una sorta di canovaccio da adattare di volta in volta all’umore di ognuna di noi e al numero dei partecipanti al gioco. Poi, durante la mia attività artistica, ho usato la scrittura un po’ come svago, un po’ per scaricare le tensioni e le forti impressioni emotive degli spettacoli o delle prove stesse. Di tutto questo non resta nulla: al momento di fare la valigia e partire, ho sempre buttato via appunti, fogli, quaderni. Il desiderio di scrivere una storia articolata è nato durante un periodo di transizione personale: ero alla ricerca di una nuova strada da esplorare. Durante questo passaggio dal palcoscenico, dal ruoli del Melodramma italiano alla musico-terapia, una profonda emozione/impressione avuta visitando la Gola del Furlo nelle Marche mi ha folgorato, obbligandomi a scrivere. Ho usato il verbo “obbligare” non a caso. Per un musicista l’unico linguaggio, superiore a qualsiasi lingua, è quello della Musica. Si è trattata di una sfida grazie alla quale, però, sono arrivata a comprendere che Scrittura e Musica non sono mondi separati, distinti o opposti: entrambi nascono dall'ascolto, dall'impulso e dal desiderio di comunicare/rsi. Cantare o far musica è cercare di conferire alle note quel colore che possa trasmettere il movimento dell'animo che sta alla base del pensiero creativo del compositore a chi ascolta. Scrivere è cercare la parola, fra tutte quelle che usiamo abitualmente nelle relazioni sociali, capace di suscitare nel lettore la vibrazione legata all'emozione come se la stesse vivendo o rivivendo. Per questo in entrambi i casi è un lavoro di rifinitura, di attenzione e di tensione (nel senso del divenire del tendere a qualcosa) fino a che non ho trovato la risonanza che mi pare più consona, l'accordo che fa vibrare mettendo in risonanza scrittore e lettore.

Sia per la musica, sia per la scrittura, è stato un amore a prima vista, o si tratta di una passione sedimentata con il tempo, lo studio e l’applicazione?
Per la musica si è trattato di amore a prima vista … o meglio … al primo ascolto! A 5 anni ascoltando per caso un disco (eh sì! Un vinile 33 giri … cose dell’altro mondo!) della Turandot di G. Puccini (da cui è tratta l’aria Nessun dorma cantata da Pavarotti in tutti i grandi concerti), decisi che sarei diventata cantante lirica, soprano per la precisione. La passione o il talento da soli però non bastano. Ci vuole molto impegno e studio continuo: chi suona o canta non conosce giorni di riposo esattamente come un atleta non può permettersi di saltare un allenamento. Quindi, ci vogliono molto entusiasmo, disciplina e determinazione: senza non si ottiene nulla di stabile. Per la scrittura è la stessa cosa: oltre alla “fantasia” bisogna leggere molto, e non solo narrativa, e ci vogliono strutture. Io mi ritengo fortunata perché la scuola mi ha offerto tutto. Poi, sia per la musica che per la scrittura ci vuole curiosità, voglia di esplorare, di sviluppare informazioni/struttura/tecnica, di assorbirle fino al punto da appropriarsene e di non sapere più di averle e di servirsene “inconsciamente”.

Troviamo la musica anche nel tuo romanzo, Fahryon. Se penso a Le cronache di Narnia, la musica, o meglio, il canto che si eleva nelle prime pagine del libro, si configura come un “motore” di genesi rispetto a Narnia. Nel tuo libro, la musica, o meglio, il suono, riveste una funzione analoga o ha un altro ruolo?
Nel mondo di Arjiam, il Suono è il Principio Creatore, è il Suono che non è mai stato emesso ma che è, la cui vibrazione creatrice modella il mondo e lo permea conferendole la vita. Per questo motivo ho deciso di usare la parola “suono”, proprio per sganciarmi da qualsiasi concetto logico ma anche da qualsiasi forma artistica. Il Suono Sacro è l’Unità in cui tutti gli opposti si annullano. Il cammino, la missione, il compito dell’uomo, chiamalo come preferisci, consiste appunto nel ricercare tramite il viaggio dentro se stesso l’Unità. Dipende da noi ritornare all’Unità originaria e cercare di di-svelarla, ri-stabilirla, per quanto è possibile nella condizione umana.

Questo tuo lavoro nasce grazie alla musica o è stato ispirato anche ad/da altro (libri, film, eventi della tua vita etc…)?
Come ho detto prima, un periodo di passaggio della mia vita, mi ha portato a scrivere questa storia. In parte nasce dal mio amore per la musica. Il mondo del Suono è sempre stato al centro dei miei interessi e ho letto molto approfondendone i più svariati aspetti che poi sono confluiti nel libro: quello fisico (fondamentali gli studi del fisico tedesco del XVIII° sec. Ernst Chladni sugli effetti del suono sulla materia, branchia della scienza che si chiama cimatica, ripresi e ampliati nel XX° secolo dallo svizzero Hans Jenny); quello neurologico/biologico (l’importanza dei giusti stimoli acustici per nutrire il nostro cervello, per creare nuove sinapsi, per sostenere la mielinizzazione del sistema nervoso nei bambini e i nomi in questo campo sono innumerevoli, Oliver Sachs, oppure il biologo-ricercatore italiano Carlo Ventura che ha scoperto il “suono” del DNA subito ribattezzato il suono della vita); quello mitologico e filosofico (Pitagora per le relazioni tra suono, matematica e geometria; le numerose tradizioni che in tutto il mondo fin dagli albori dell’umanità attribuiscono al potere del Suono la creazione dell’universo come le Upanishad, il mito egiziano del dio Thot, o la tradizione cristiana dal vangelo di S. Giovanni). Questo è il background della saga del Suono Sacro di Arjiam.

Mario Zimmer Bradley è una delle autrici
preferite di Daniela Lojarro
Fin dalle prime righe, ci troviamo catapultati all’interno di una situazione tipica del fantasy più classico. Rispetto a questo genere, hai lavorato nel solco della tradizione o hai voluto introdurre qualche “trasgressione”?
Ho lavorato all’interno delle “regole” del fantasy classico che è quello che amo. Le regole del fantasy classico, in realtà, non si discostano da quelle del mito di cui, per certi aspetti, è l’erede e che sono state così ben descritte da J. Campbell di cui consiglio la lettura sia de L’eroe dai mille volti sia de Open life. In conversation with Michael Toms.

Chi sono i personaggi principali e, nella loro costruzione, come hai operato?
I personaggi principali sono due: l’eroina Fahryon, giovane neofita dell’Ordine sapienziale dell’Uroburo, custode della magia legata al Suono Sacro; Mazdraan, l’antagonista, nobile Primo Cavaliere del re; il Cavaliere Uszrany, ufficiale dell’Ordine militare del Grifo, il braccio armato del re, custode della libertà e della giustizia del regno. Fahryon aspira a diventare Magh, cioè un saggio maestro. Attraverso l’iniziazione al mistero del Suono Sacro, Fahryon compie un cammino alla ricerca dell’equilibrio delle sue forze interiori che, nel racconto, ho indicato come Armonia. E con Armonia non intendo solo l’aspetto puramente sonoro ma soprattutto la capacità di ascoltarsi, di ascoltare e quindi di andare verso l’Altro e di entrare in rapporto con lui perciò di «armonizzarsi» con lui. È un personaggio in fieri: da qui le sue incertezze, il suo continuo mettere in dubbio le conoscenze acquisite e la necessità di mettersi sempre alla prova fino all’ultima che sarà quella decisiva. Mazdraan, invece, è un uomo sicuro di se stesso. Il fascino che emana la sua persona lo rende temibile: chiunque lo avvicini, non può sottrarsi alla seduzione della sua voce calda e sensuale, perdendo perfino di vista il valore delle sue parole per lasciarsi avvolgere, o cullare da essa. Riassume in sé la forza dell’eloquenza, la determinazione, la capacità di piegare la volontà altrui alla propria senza minacce dirette: gode nel vedere gli altri soccombere davanti alla sua placida calma, si bea nel far perdere le staffe al prossimo. Lui, al contrario, non perde quasi mai la pazienza, trova il modo di sorridere anche quando vorrebbe lasciarsi prendere dall’ira e s’infuria con se stesso quando perde il controllo. È un uomo assetato di potere e disposto a tutto pur di ottenerlo senza lasciarsi mai distrarre da nulla né da giuramenti, né da affetti, né da legami familiari. Non esercita il potere per un motivo preciso: lo ama. Ogni sua frase, ogni mossa, ogni pausa o ogni parola sono soppesate, calcolate e mirate per raggiungere uno scopo preciso: il Potere. Se dovessi usare un’immagine per descrivere i due personaggi, identificherei Mazdraan con una solida roccia e Fahryon con l’acqua che, in costante movimento, alla fine riesce a modificare e a distruggere anche la pietra. È un aspetto del personaggio che può suscitare anche fastidio in alcuni lettori che preferiscono la netta caratterizzazione del personaggio fin dall’inizio; ma a me ha permesso di tessere attorno al suo cammino la storia.

Per l’ambientazione hai tratto ispirazione da qualche luogo, reale o di una fantasia già rodata da libri o altro, o tutto nasce da te, da un luogo e/o più luoghi della tua mente?
Per l’ambientazione, di tipo vagamente medioevale come struttura sociale ed economica, mi sono ispirata alla cultura, alla storia, all’architettura dei paesi e delle regioni che si affacciano sul Mediterraneo. Questo è l’unico punto di trasgressione rispetto al fantasy classico di ambientazione nordica e di chiari riferimenti culturali nordici. Il regno di Arjiam, è percorso da due grandi fiumi, un po’ come la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate) che lo rendono prosperoso. Le sue città sono ricche, affollate di mercanti, guerrieri, ladri, giocolieri, avventurieri, mendicanti, danzatori, pellegrini. I mercati, simili ai suk oppure alle fiere delle nostre città europee durante il Medio Evo, sono colorati e chiassosi, con bancarelle straripanti di mercanzie che provengono da ogni parte del mondo. Ho creato le mie architetture tenendo presente le antiche ville romane ma anche i fiabeschi palazzi della Spagna moresca o della Sicilia normanna, ornati da colonne, patii, mosaici dorati, statue, affreschi e contornati da lussureggianti giardini con ruscelli e fontane. Anche i simboli di cui mi sono servita rimandano ai miti mediterranei. Per esempio, l’Uroburo, il serpente che si morde la coda, è uno dei simboli che risalgono all’alba dell’umanità, presente sotto varie forme in molte culture. Indica il continuo rigenerarsi della vita dalla morte, l’eternità, l’unione degli opposti, Morte e Vita, Suono e Silenzio, Luce e Oscurità, all’interno dell’Uno. Per questo significato di unione degli opposti e loro annullamento, ne ho fatto il simbolo del Suono Sacro, il Principio Creatore che origina l’Universo e lo anima con la sua energia. Altro animale simbolico è il Grifo. Il Grifo o Grifone è un essere alato con il becco adunco, la testa e gli artigli di aquila e il corpo di leone. Nei miti il Grifo era posto a custodia di tesori di qualsiasi genere: entrambi gli animali, leone e aquila, esprimono forza, coraggio e audacia. Perciò, mi è parso un simbolo adatto per i Cavalieri che custodiscono i beni più preziosi di un popolo: Giustizia e Libertà. In particolare, il Santuario del Suono Sacro s’ispira a Castel del Monte, il celebre castello di Federico II° in Puglia a forma ottagonale con otto torri a loro volta ottagonali. Ho immaginato la valle del Nahater come la Gola del Furlo dal punto di vista orografico e paesaggistico mentre la Casa dell’Armonia che sorge all’imbocco della vallata è la Sacra di San Michele in val di Susa, uno dei luoghi magici del Piemonte. La biblioteca della Casa, invece, è lo Scriptorium dell’abbazia di Fonte Avellana nelle Marche. In un certo senso, sono luoghi della mia mente perché legati a ricordi o emozioni o momenti cruciali della mia vita ma i particolari che legano i luoghi reali a quelli immaginari li lascio alla curiosità del lettore.

Che cosa hai voluto far emergere nella scrittura, cosa, invece, hai voluto evitare di fare e per quale/i ragione/i?
Dal punto di vista della scrittura ho alternato di proposito monologhi riflessivi dei personaggi, scene di dialoghi con grande attenzione ai dettagli espressivi del tono della voce, delle reazioni fisiche a movimenti d’animo, emozioni o ai fatti che stanno accadendo. Ritengo molto importante anche differenziare, soprattutto in questo genere, il vocabolario e l’atteggiamento vocale dei personaggi in relazione alla loro posizione sociale. Essenziale, inoltre, le descrizioni dei paesaggi o degli ambienti per permettere al lettore di entrare nel mondo che ho creato con la mia fantasia e lasciarsi avvolgere dalle atmosfere in cui vivono i personaggi. I personaggi del mio libro nascono dall’osservazione di persone colte nella quotidianità in sinergia con la rielaborazione di emozioni, impressioni e ricordi personali. Abituata al lavoro in teatro, nello scrivere mi sono identificata in tutti. Per ogni frase o pensiero, ho sempre cercato di mettermi nei panni di quel personaggio e di farlo agire secondo la sua personalità, la sua condizione sociale e psicologica e per il fine che si proponeva di raggiungere, caratterizzandolo anche con espressioni mimiche o tic nervosi che possono apparire in momenti di tensione emotiva. Ho evitato la prima persona perché la ritengo limitativa preferendo sempre offrire la visione dell’attimo cruciale della scena dal punto di vista dei diversi personaggi che lo stanno vivendo.

Jack Whyte è un altro autore amato
dalla nostra ospite
Che cos’è per te il fantasy e come si pone rispetto ai generi?
Come lettrice, rispetto ad altri generi non ho pregiudizi ad eccezione per alcuni che non considero generi ma semplicemente mode passeggere lo dimostra il fatto che non sono curati come background, stile o struttura. Il fantasy è un genere letterario in cui gli elementi dominanti sono il soprannaturale, l’allegoria e il simbolo. Si è sviluppato nella seconda metà dell’800 ma vanta illustri antenati: basta pensare al bagaglio di miti e leggende che vanta ogni popolo, riconducibile a eventi sovrannaturali o ad atti eroici impossibili, allegorie della lotta tra bene e male. Per questo motivo ho deciso di scrivere “usando” questo genere. D’altra parte il fantasy classico, come del resto l’espressione artistica in generale, non è solo una lettura d’evasione. L’arte ha da sempre un effetto catartico: il lettore o lo spettatore, identificandosi con il protagonista, partecipa delle sue emozioni, dei suoi dolori, delle sue gioie, vivendo le sue avventure, le sue scoperte, i momenti tristi e lieti traendone spunti di riflessione su se stesso e sulla società, maturando. Ogni storia, ogni mito, ogni favola tratta dell’umanità e dei suoi problemi universali, offre esempi di soluzione delle difficoltà in un linguaggio che arriva direttamente oltre ogni barriera logica. Nelle vicende dei personaggi e nelle scelte che compiono confrontandosi con il mondo, ho nascosto i temi che più mi stanno a cuore: amore in tutte le sue declinazioni dall’amicizia all’amore passionale, erotico; impegno nel sociale, responsabilità nei confronti del prossimo, lealtà e chiarezza nei legami di qualunque genere, impegno civile, rispetto e tolleranza. Non oso parlare di altruismo e bene comune come beni supremi per l’uomo, non sono così idealista o sognatrice; ma restano per me alla base della possibilità per l’uomo, anche della nostra epoca, di svilupparsi … E per sviluppo non intendo quello tecnologico che dovrebbe essere solo un mezzo non un fine da perseguire. Non si tratta di vincere o perdere ma di comprendere che la vita è un cammino in continuo divenire, soggetto a grandi rivolgimenti. L’importante, come diceva Samuel Beckett è «Fallire – Provare di nuovo – Fallire ancora – Fallire meglio».

Dal punto di vista delle tecniche narrative, hai puntato su qualcosa in particolare, ti sei ispirata allo stile di qualche autore o hai cercato di pervenire a un tuo stile personale? In che modo, con quali tecniche e con quali eventuali difficoltà?
Le mie storie nascono sempre da fortissime impressioni ricevute visitando luoghi particolari o siti archeologici. Lo sviluppo mi prende molto tempo: si tratta di un periodo durante il quale prendo appunti su tutto quel che mi capita perché sovente le idee mi vengono mentre passeggio da sola nel bosco. Poi, scrivo di getto. Lascio “riposare” e riprendo in mano più volte completando a strati, ampliando, eliminando, spostando o inserendo nuovi personaggi. L’importante per me è avere un punto d’inizio fermo e la fine: la strada che percorro per arrivarci è in continua evoluzione e conosco anche periodi di rifiuto totale della scrittura. Nella domanda precedente ho descritto il tipo di “stile” cui sono pervenuta leggendo gli autori che più amo Marion Zimmer Bradley, Emilio Salgari, Iain Pears, Robert Graves, Marguerite Yourcenar, Jack Whyte, Hugo, Zola, Dumas, Tariq Alì, Éliette Abécassis.

Scrivere per te è…
Scrivere o cantare o guardare un’opera d’arte è guardarsi dentro lasciarsi andare all’emozione più profonda cioè vivere.

Dove possiamo trovare il tuo libro?
Sui principali stores on line Mondadori, La Feltrinelli, IBS per il formato Epub a 2.99€. Su Amazon per il formato Kindle a 1.61€.

http://www.amazon.it/Fahryon-suono-sacro-arjiam-Parte-ebook/dp/B012JOPXW4/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1447502407&sr=1-1&keywords=fahryon

http://www.mondadoristore.it/Fahryon-suono-sacro-arjiam-Daniela-Lojarro/eai978886782437/

http://www.ibs.it/ebook/lojarro-daniela/suono-sacro-di-arjiam/9788867824373.html

http://www.lafeltrinelli.it/ebook/lojarro-daniela/fahryon-suono-sacro-arjiam-parte/9788867824373

Ci puoi anticipare qualcosa dei tuoi progetti futuri?
A dicembre uscirà il cartaceo di “Fahryon” e in digitale la seconda parte che sarà intitolata Il Risveglio di Fahryon. Sto scrivendo una nuova storia sempre per la saga che ho intitolato “Il Suono Sacro di Arjiam”: nuovi personaggi, altre terre, altri popoli, altre culture … Cosa nascerà dall’incontro? O sarà uno scontro? Chissà!


Se vuoi aggiungere altro…
Chi lo desidera, può contattarmi qui:

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https://www.facebook.com/groups/443167110483/?ref=bookmarks gruppohttps://www.facebook.com/daniela.lojarro profilo


L'autrice: Daniela Lojarro
Nata a Torino, una volta terminati gli studi classici e musicali (canto e pianoforte), vince alcuni concorsi internazionali di canto che le aprono le porte fin da giovanissima a una carriera internazionale sui più prestigiosi palcoscenici in Europa, negli USA, in Sud Corea, in Sud Africa nei ruoli di Lucia di Lammermoor, Gilda in Rigoletto e Violetta in Traviata. Alcuni brani che ha inciso sono entrati nelle colonne sonore di diversi film, fra i quali «The Departed» di M. Scorsese, «Il giovane Toscanini» di F. Zeffirelli e «I shot Andy Wharol» di M. Harron.
Si dedica anche all’insegnamento del canto e alla musico-terapia come terapista in audio-fonologia, una rieducazione della voce e dell’ascolto rivolta ad adulti o bambini con difficoltà nello sviluppo della lingua oppure ad attori, cantanti, commentatori televisivi, insegnanti, manager per sviluppare le potenzialità vocali.



Fahryon: la trama
Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell'Ordine sapienziale dell'Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell'Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell'Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro.
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.

Scheda tecnica del libro
Fahryon – Parte prima de Il Suono Sacro di Arjiam
di Daniela Lojarro
Genere: Fantasy classico
Casa editrice: GDS editrice
Anno: 2015
Pagine: 290
Prezzo: 2.99€
Formato: Ebook (uscirà a breve in cartaceo)



1 commento:

  1. Ti ringrazio per la segnalazione e soprattutto per la bella chiacchierata nel tuo "salotto"!

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