mercoledì 4 novembre 2015

L'intervista a Francesco Sicheri: per "La straordinaria vita di Tell Jordan", tutto ebbe inizio con "Il grande Lebowski"

Francesco Sicheri è al suo esordio con
"La straordinaria vita di Tell Jordan"
(Lettere Animate)
di Roberta De Tomi

Un'ambientazione "a stelle e strisce" che ci catapulta nella realtà rurale di numerose pellicole Western, e non solo. Potrei citare la celebre e un tantino zuccherosa serie televisiva La casa nella prateria, anche se forse, qua usciamo dal tracciato... Torniamo quindi al romanzo La straordinaria vita di Tell Jordan (Lettere Animate) e al suo autore, Francesco Sicheri, che ci racconta della sua opera prima.
In merito alla sua genesi, potremmo dire... in principio fu Il grande Lebowski... e da lì, si è sviluppata una vicenda straordinaria.Vediamo come.


Francesco Sicheri: tra musica e letteratura
Ciao, Francesco, benvenuto su Words! Raccontaci qualcosa di te e del tuo rapporto con la scrittura. Si è trattato di un “amore a prima vista” o di una passione che si è sedimentata e accresciuta con il tempo?
Grazie per quest’opportunità e un saluto a tutti quelli che leggeranno. Il mio rapporto con la scrittura prosegue da quando ero “piccolo”, ovvero da quando avevo circa dieci anni. Ricordo bene che allora sognavo di diventare un giornalista e in parte posso dire di essere riuscito nell’impresa. Infatti da tempo scrivo e lavoro in qualità di redattore per il settore musicale, unendo così le mie due passioni più grandi: musica e scrittura. L’idea di scrivere intesa come attività a scopo letterario è venuta più tardi, quando avevo diciassette anni, ed è stata semplicemente l’estensione di una passione già esistente.

Arriviamo quindi a La straordinaria vita di Tell Jordan. Quando e come è nato?
Ho iniziato la stesura de La straordinaria vita di Tell Jordan ormai più di tre anni fa, quando, avendo iniziato a guardare per l’ennesima volta Il grande Lebowski, mi sono soffermato sulle primissime immagini della pellicola. Nella versione italiana del film la voce del cowboy (Sam Elliott) è doppiata magistralmente da Franco Zucca, che inizia a parlare mentre una “palla” di salsola rotola traghettando da un paesaggio rurale e desertico alla Los Angeles di Drugo. Il brano Tumbling Tumbleweed dei Sons Of Pioneers, l’ambientazione rurale e le parole di Zucca «Nel lontano Ovest conoscevo un tipo, un tipo di cui voglio parlarvi. Si chiamava Jeffrey Lebowski, o almeno così lo avevano chiamato gli amorevoli genitori...» sono bastate per dipingere nella mia testa ciò che volevo che fosse il romanzo.

L'ambientazione è americana: quali luoghi ci descrivi, e a quali fonti o esperienze (dirette o indirette) hai attinto per la delineazione di questi luoghi?
Ho scelto l’ambientazione americana principalmente in virtù di ciò che ho appena detto, ovvero omaggiare quelle atmosfere “modern western” che caratterizzano l’incipit de Il grande Lebowski. Ho cercato in maniera fortemente voluta che i luoghi del romanzo fossero stereotipati, ovvero che raffigurassero un paesino ipotetico (che nella storia è Bloomfield, città reale del Kentucky), che avrebbe dovuto assurgere a paesino rurale archetipo della tranquillità. I luoghi del romanzo sono tutti reali, così come lo sono le storie che fanno riferimento a eventi storici ad essi correlati, nel dipingere i paesaggi, e per i personaggi ho attinto da fonti reperite con un continuo dialogo con gli enti di Bloomfield, mentre per quanto riguarda le altre città della storia, ho attinto dalla mia diretta esperienza, spesso trasportando in esse anche elementi vissuti all’esterno dei confini statunitensi. Volevo che l’ambientazione fosse fortemente connotata, al punto da divenire idealizzata; questo perché doveva servire al far emergere maggiormente specifici personaggi della trama, anch’essi volutamente esagerati e stereotipati.

A questo punto, ti chiedo: che America ci racconti, con quale sguardo e attitudine ce la dipingi?
L’America che racconto è quella rurale, spesso ormai vista come noiosa e dimenticata, ovvero la patria di moderni cowboy e di personaggi che, anche nella realtà, sembrano essere usciti direttamente dalle pagine di un libro. Questo accade perché spesso, non solo per gli U.S.A., ma anche per molti altri luoghi, tendiamo a identificare un paese con le città principali che lo rappresentano, dimenticando che oltre i valichi, fra le colline e le vallate o nel mezzo di prati sconosciuti si può nascondere una realtà altrettanto affascinante. Volevo una storia che nel suo snodarsi fra luoghi e personaggi semplici provasse ad essere “epica”, ecco perché l’aggettivo “straordinaria” del titolo: la vita di Tell Jordan è straordinaria nel suo esagerare la normalità in cui si svolge. Per questi motivi ho provveduto ad “equipaggiare” i luoghi e i personaggi di ogni stereotipo possibile, così che la normalità divenisse goffamente e buffamente “straordinaria”.

Chi sono i protagonisti del tuo romanzo e come hai proceduto nella costruzione dei caratteri?La mia vita, fin da quando ero piccolissimo, è stata sempre accompagnata dalla musica, sul palcoscenico come musicista, e a casa come ascoltatore. In virtù di questo ho dato spazio alla musica affinché influenzasse la scrittura anche a livello costruttivo e non soltanto in quanto “impressione” o “sfumatura” di corredo. I personaggi hanno subito la mia passione per l’opera lirica, nel cui repertorio spesso incontriamo figure capaci di esprimere e soffrire i sentimenti più forti ed estremi. Non solo, nell’opera lirica ci troviamo di fronte a una particolare tipologia di messa in mostra dei personaggi, ovvero la scansione della partitura tra recitativi ed arie, i primi votati all’espressione dell’azione, e le seconde dedicate all’espressione di sentimenti ed emozioni.

Questa definizione è sicuramente molto “semplificata”, ma è utile nello spiegare come io abbia deciso di far emergere il carattere di ogni personaggio; all’interno del libro ogni personaggio ha un suo spazio per “presentarsi” attraverso il racconto di qualche momento particolare appartenuto al suo passato. Questi momenti di presentazione sono sempre separati dagli spazi delegati invece al correre dell’azione, e fanno sì che per ognuna delle pedine della storia venga alla luce un particolare in grado di racchiudere la sua psicologia ed il suo carattere.

Quali tematiche hai voluto far emergere?
È difficile rispondere a questa domanda. Non ho scritto con l’intento di far emergere delle tematiche, ma ho scritto consapevole del fatto che nel proseguire della storia sarebbero inevitabilmente venute a galla. Ognuno di noi proietta sé stesso su ciò che legge e per questo ne trae tematiche e messaggi diversi. Per quanto mi riguarda la tematica principale è quella dell’ingannevole apparenza della vita.

La trama del romanzo si basa sul continuo emergere di elementi nascosti dai vari personaggi, segreti che vengono a galla e rivelazioni improvvise, spesso ci troviamo ad affrontare situazioni simili anche nella vita di tutti i giorni, finendo talvolta per confondere realtà e invenzione. Credo che, almeno per me, questa sia la tematica portante del romanzo.

Dal punto di vista della definizione dello stile, su cosa hai lavorato in particolare?

All’infuori di Anita e Tell, che sono le due figure tragiche della vicenda, volevo che i personaggi  fossero delle “macchiette”, e pertanto dovevano essere esagerati per mostrare in maniera evidente qualche particolarità del loro carattere e del loro modo di essere. Per questi motivi Tecumseh è un indiano senzatetto che vive in una chiesa, Lefty un sicario/pirata fuori dal tempo con svariati problemi cerebrali, Beckett il nonno musicista che tutti vorremmo. Hank è qualcosa di diverso, è il ponte fra il mondo “semplice” e stilizzato della storia e i sentimenti più profondi e tragici che caratterizzano invece il mondo privato e nascosto di Tell e Anita. Questi ultimi sono, anche a livello stilistico, i personaggi caratterizzati da una maniera d’esprimersi più articolata e più “raffinata”, nell’accezione di “più lavorata”. Per quanto riguarda lo stile generale del romanzo posso sicuramente dire di aver voluto calcare la mano su un modo di raccontare in cui l’eccesso di paratassi ha lo scopo di riportare alla frammentarietà della colloquialità quotidiana, dando così la possibilità al narratore di parlare come farebbe chiunque di noi intento a raccontare seduto al bancone di un bar.

Nella realizzazione del libro, su cosa ti sei focalizzato e cosa, invece, hai evitato di fare? In entrambi i casi, per quale ragione?
Domanda davvero difficile. Posso dire per certo di non aver avuto un piano preciso da seguire, perlomeno nelle fasi iniziali della stesura, il romanzo è cresciuto e si è evoluto mentre le pagine crescevano e mentre la trama si infittiva. Mi sono dato una traccia generale da poter seguire, ma era qualcosa che si riferiva solamente alla concatenazione degli eventi. Ho cercato fermamente di collegare questi ultimi in maniera logica anche quando fra loro molto distanti nel tempo della storia, questo perché nell’arco di svolgimento della trama si inseriscono narrazioni che si riferiscono a tempi anche molto distanti. Per quanto riguarda ciò che ho evitato di fare posso dire di aver dovuto placare più volte la voglia di disquisire troppo a lungo di musica. Mi sono trovato a tagliare anche parti corpose di ciò che avevo scritto, nel momento della rilettura mi sono accorto di come alcune d’esse sembrassero più un approfondimento musicale piuttosto che essere parti al servizio della storia.

In generale, ma anche per la scrittura di questo romanzo, ci sono cose che ti ispirano/ti hanno ispirato? Hai autori, artisti, opere (di qualsivoglia disciplina artistica e non solo) che stimolano il tuo operato?
La musica è solitamente al centro delle mie giornate, per lavoro ma soprattutto per passione, ed è pertanto ciò che ispira le mie scritture. Un verso di un brano o una linea melodica che colpisca la mia attenzione, poco è sufficiente per dare il via alla mia mente. Dovendo fare dei nomi, non posso non citare Bruce Springsteen come prima fonte d’ispirazione, Wagner, Donizetti e Verdi a seguire, ma ci sarebbero davvero tantissimi altri artisti e compositori altri da citare. Non a caso fra pochi mesi, sempre per Lettere Animate Editore, uscirà un volumetto intitolato Track By Track: guida musicale all’ascolto di Tell Jordan, una sorta di spin-off del romanzo in cui parlo molto di come la musica sia fondamentale anche per ciò che riguarda la struttura della trama.

Per quanto concerne invece gli scrittori che mi ispirano è ovvio che da lettore accanito trovo sempre molti spunti in tutto ciò che mi passa fra le mani. Ci sono moltissimi bravi autori, conosciuti e non, da cui poter imparare continuamente, soprattutto per chi come me ha solo da poter crescere. Fin da giovanissimo sono stato un accanito lettore e collezionista di tutto ciò che riguarda Verne e Melville, che sono indubbiamente i due nomi a cui guardo più spesso per trarre ispirazione e coraggio nel perseguire nuove mete letterarie. Anche in questo caso potrebbero essere molti altri i nomi da citare, ad esempio Nick Hornby e Carlos Ruiz Zafon hanno sempre un grande peso nel mio ideale di narrativa, ma è davvero difficile per me poter ridurre ad una piccola lista il tutto. Leggo molto e cerco sempre di variare nello scegliere, spero questo porti in futuro allo sviluppare una vena sufficientemente poliedrica.

Che cosa significa per te aver scritto e pubblicato questo libro? E cosa significa per te scrivere?
Per me scrivere vuol dire confrontarsi con il mettere a disposizione della gente una propria idea, che nel momento della pubblicazione diviene passibile di giudizio, valutazione, commento e interpretazione. È una tipologia di esposizione che lavorando come giornalista ho sperimentato in maniera diversa, pertanto questo romanzo rappresenta per me l’inizio di un’avventura, a lungo rincorsa e finalmente pronta per essere affrontata in tutte le sue sfaccettature. Dopo questo modesto inizio spero di poter ricevere tutti gli insegnamenti e le critiche necessarie a crescere, così da divenire un giorno uno scrittore il più completo possibile. L’emozione di trovarsi con il proprio debutto fra le mani è tale da rendere facile l’illudersi di aver conquistato l’Everest, ma in realtà si è solamente aperto una porta su di un mondo fatto di tante cose belle e anche di nuove difficoltà. Per natura sono una persona tenace e combattiva, sono consapevole che il mio debutto letterario non cambierà il mondo, voglio però che sia capace di cambiare profondamente me, così come la sua stesura ha in parte già fatto. Come già dicevo: ho tanto da imparare e non vedo l’ora di poterlo fare.

Dove possiamo trovare La straordinaria vita di Tell Jordan?
È disponibile in formato ebook tramite tutti i più importante online-store (Amazon, Apple Store, Google Play, Mondadori, Kobo, Ultima e via dicendo), ma allo stesso tempo è ordinabile in cartaceo presso un gran numero di librerie, più di quattromila in Italia. Grazie al circuito Fastbook è disponibile pressoché ovunque, ma c’è sempre qualche eccezione.

Hai dei progetti dentro al o fuori dal cassetto? Ci puoi dare qualche anticipazione?
Il progetto principale al momento è la pubblicazione di Track By Track, guida musicale a La straordinaria vita di Tell Jordan. Ho scelto diciassette brani, uno per ogni capitolo del romanzo, grazie ai quali ripercorrere l’intreccio e la sua creazione. Partendo dalle canzoni scelte parlo di me, di molte delle esperienze che ho fatto, e, ovviamente, di musica, che da sempre è ciò che mi segue, mi sostiene e accompagna. Sarà un volumetto di circa cento pagine, una cosa molto più leggera del romanzo di cui chiude il cerchio in maniera definitiva e più completa.

La straordinaria vita di Tell Jordan è in traduzione per il mercato anglofono, quindi ne sto seguendo i progressi in previsione di quello che sarà un nuovo ambiziosissimo passo. Parallelamente sono all’opera su altre idee, ad esempio su una sceneggiatura per una graphic novel di genere horror-splatter. Si tratta di una mini-serie di 3 numeri ambientata a Bayreuth al termine della Seconda Guerra Mondiale, più precisamente nel teatro wagneriano, al cui interno un soldato americano trova rifugio per finire però prigioniero del demone di Richard Wagner.

Un nuovo romanzo è in lavorazione e sarà qualcosa di completamente diverso rispetto a quello appena pubblicato, è però troppo presto per poterne parlare approfonditamente.

 Se vuoi aggiungere altro…
Anzitutto vorrei ringraziare lo staff di Words Not Facts per questa intervista e per lo spazio concessomi. Vorrei aggiungere solamente un ringraziamento a Gabriele Dell’Otto, che è colui che si è occupato della splendida illustrazione di copertina del romanzo. Dell’Otto è uno degli artisti Marvel più stimati, illustratore di fama mondiale al quale sono stato gentilmente introdotto da un amico comune e con il quale ho iniziato un’amicizia davvero importante. Gabriele non solo mi ha donato una sua opera per la copertina del romanzo, ma mi ha donato anche consigli preziosissimi e pareri fondamentali. Sono davvero onorato di poterlo chiamare amico e di avere un suo lavoro per copertina del mio debutto.

Per conoscere meglio Francesco Sicheri al sito http://francescosicheri.com/

La straordinaria vita di Tell Jordan... in breve
Un treno è in arrivo alla stazione di Louisville, Tell e Hank devono raggiungerlo prima che lo facciano i loro inseguitori. Su quel treno viaggia il passato di Tell Jordan, che, con una lettera proveniente da New York, ha sconvolto la tranquillità di Bloomfield, piccola cittadina nel sud del Kentucky. Hank racconta in prima persona l'ultima avventura in cui Tell Jordan lo ha coinvolto. E da qua si snoda una vicenda davvero... straordinaria.

Scheda tecnica del libro

La straordinaria vita di Tell Jordan
di Francesco Sicheri
Casa Editrice: Lettere Animate
Genere:Narrativa
Formati: E-book e Cartaceo (17,00 €)
Anno: 2015
Pagine: 260
ISBN: 9788868824488
Acquistabile su AmazonIbs. Presentesui principali Estore (vedi intervista, sopra)

Nessun commento:

Posta un commento