mercoledì 25 novembre 2015

L'invalido di guerra - #iraccontidifiorella

 di Fiorella Carcereri

Il suo nome era Cosimo, ma tutti nel quartiere lo chiamavano “Pallottola”. Era un grande invalido di guerra, uno di quelli con la casa tappezzata di medaglie, diplomi ed onorificenze. Durante la seconda guerra mondiale era stato colpito alla testa da un proiettile ma, come raramente succede, la pallottola si era incuneata in un punto non cruciale del cranio e, con il passare del tempo, era divenuta un corpo unico con il cervello stesso.

A Cosimo non piaceva raccontare in giro la sua avventura. Se interrogato, si limitava a dire che un intervento chirurgico, in tempo di guerra, sarebbe stato molto pericoloso e che i medici gli avevano consigliato di desistere.

Il proiettile aveva comunque compromesso il normale funzionamento del cervello di Cosimo che aveva iniziato a mostrare, da quel giorno, comportamenti a dir poco bizzarri. Questo fatto gli dava diritto a percepire una lauta pensione di guerra che veniva però riscossa ed amministrata dalla sorella di “Pallottola” che fungeva anche da sua tutrice. In realtà, la sorella non viveva con lui e si faceva vedere solo una volta al mese per riscuotere la pensione. A Cosimo andavano pochi spiccioli, il grosso era per lei.

Il povero “Pallottola” non era in grado di ribellarsi all’avidità della sorella e trascorreva le sue giornate bizzarre ed inconcludenti trascinandosi da un bar all’altro, da un negozio all’altro, importunando commesse e cassiere e sperando sempre che qualcuno gli offrisse un pranzo o una cena o almeno un bicchiere di vino e una sigaretta. Quasi tutti lo scansavano, non solo e non tanto per evitare i continui esborsi imprevisti ma soprattutto perché il poveretto non si lavava mai, portava la stessa camicia anche per un’intera settimana e… puzzava di brutto.

Eppure, “Pallottola” doveva sopravvivere e sfamarsi in qualche modo. Così, un giorno si presentò in negozio da mio padre dopo aver letto il cartello esposto in vetrina “Cercasi garzone per consegne a domicilio”.
E aveva visto giusto perché mio padre era molto generoso per natura e difficilmente diceva di no a qualcuno. Derubato della pensione, Cosimo aveva bisogno di quel lavoretto ed inoltre le mance sarebbero state una vera manna per lui. Fu assunto. Il mattino successivo, “Pallottola” si presentò già ubriaco al lavoro e cominciarono i problemi. Le prime tre consegne furono un disastro e i clienti non tardarono a lamentarsi. Due mazzi furono recapitati praticamente sfasciati ai destinatari, mentre una pianta piuttosto costosa era stata consegnata ad un medico ospedaliero con il bigliettino sbagliato. Invece dei ringraziamenti per il buon esito di un intervento, il bigliettino conteneva la frase: “Sentite condoglianze a lei e famiglia”…

Mia zia suggerì di cambiare immediatamente garzone ma mio padre volle dargli una seconda possibilità. Nei giorni seguenti, le cose in negozio sembrarono aver preso la piega giusta ma accadde un nuovo fatto imprevisto che riuscì a mandare in bestia… mia madre….Sì, mia madre stavolta…
Ogni sera alle 19.20, dieci minuti prima dell’orario di chiusura, “Pallottola” si avvicinava a mio padre con fare supplichevole e gli chiedeva: “Cosa cucina di buono tua moglie stasera? Purè e spezzatino? Polenta e baccalà? …Mmm che buoni, ho già l’acquolina in bocca!”.
Morale della favola: “Pallottola” quasi tutte le sere a cena. Ed anche nel dopo cena, fino a tardi. Non eravamo più liberi di parlare delle nostre cose, come sarebbe stato giusto fare in tutte le famiglie normali, ma mio padre non riusciva proprio a liberarsene. Era peggio di un chewing gum…

Una sera d’estate, Cosimo se ne andò verso le undici. Era alticcio, quella sera. A stento si reggeva in piedi, ma non abitava lontano e volle tornare a casa da solo. Non trascorse nemmeno un quarto d’ora che un vicino venne trafelato a suonarci il campanello. Cosimo era stato centrato in pieno da una macchina davanti al Bar Sport. Il medico arrivato con l’ambulanza dal vicino ospedale non poté fare altro che constatarne il decesso.

Povero “Pallottola”, che fine… Ma tutti noi pensammo che, almeno, se n’era andato felice, convinto di aver trovato finalmente una famiglia dopo anni ed anni di tristezza e solitudine.

***

Edito in ebook “Zeroventicinque”, Aletti Editore, 2012

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