domenica 13 dicembre 2015

Le Bande di via Menotti - #iraccontidiFiorella

di Fiorella Carcereri

Anni Settanta. Eravamo sei amici per la pelle, noi bambini di via Menotti: Claudio, Renato, Antonella, Marina, Luisa ed io. Estate od inverno che fosse, facevamo i compiti in tutta fretta perché poi era d’obbligo ritrovarsi, a seconda della stagione, a casa di uno di noi oppure nel deposito di alimentari del papà di Marina.





Via Menotti. Una via di quartiere, ma abbastanza vicina al centro, movimentata parecchie volte al giorno e la notte "dall’andirivieni" delle ambulanze, vista la vicinanza all’ospedale. Una via parecchio frequentata anche dagli abitanti della borgata come meta per i loro acquisti presso i vari negozianti che ogni mattina vi alzavano le loro serrande. Su di un lato, la latteria, gestita dai genitori di Renato, la merceria della mamma di Antonella e la salumeria del papà di Marina. Sull’altro, la drogheria portata avanti dai genitori di Claudio, l’oreficeria del papà di Luisa e la fioreria dei miei. Noi bambini vivevamo praticamente in simbiosi e tra negozi ed abitazioni c’era un interscambio continuo di giochi, informazioni ed anche favori. Insomma, una specie di famiglia allargata.

I giochi erano quelli semplici di allora: dottore, maestra, bicicletta, rimpiattino, “strega comanda color”, gare di equilibrio sui muretti di recinzione ed altri che inventavamo giorno per giorno. C’era una bella armonia tra noi. Eravamo felici.

Per qualche tempo, tutto sembrò andare a meraviglia fino a quando, un giorno, scoppiò una lite terribile tra il droghiere ed il salumiere, per motivi di concorrenza si diceva, ma noi di quelle cose capivamo ben poco. Ben presto però tutti notarono che Marina e Claudio si evitavano, non si parlavano più e rifiutavano di unirsi ai nostri soliti giochi. E noi cominciammo a sentirne la mancanza perché erano i nostri due “condottieri”, i più grandi e fantasiosi, ed anche i più ammirati. Il malessere che regnava nelle sei famiglie si era esteso, purtroppo, come un’epidemia anche a noi bambini. Renato ed Antonella si schierarono dalla parte di Marina, mentre Luisa ed io fraternizzammo con Claudio.

Un pomeriggio di maggio Luisa, Claudio ed io ci eravamo dati appuntamento all’uscita dei garage per il solito giro in bici ma… amara sorpresa… tutti e sei i pneumatici erano stati forati! I nostri genitori si resero subito conto che si era trattato di un dispetto, notando le teste dei chiodi che ancora fuoriuscivano dalle camere d’aria. Non c’erano le prove, ma inutile dire che tutti sospettammo di Marina… La affrontammo ma lei, ovviamente, negò. E i suoi seguaci, Renato ed Antonella, confermarono la sua innocenza. Noi bambine decidemmo allora di far intervenire il nostro condottiero Claudio per ripagare quella bugiarda con la stessa moneta. Ma la vendetta doveva essere ben architettata e soprattutto spietata.


Marina aveva un gatto in negozio, Gaspare, dal quale non si separava mai, se non per andare a scuola al mattino. Claudio propose di rapirlo. Forse la punizione era troppo subdola ma avevamo ancora davanti agli occhi la triste immagine delle nostre biciclette nuove accasciate al suolo…no, non potevamo dimenticare… E si fece, ovviamente all’insaputa dei genitori i quali ritenevano la faccenda archiviata. La mattina stabilita per il rapimento di Gaspare, avevamo finto di andare a scuola ma, appena svoltato l’angolo, avvolti da una densa nuvola di fumo nero, salimmo tutti e tre sul vecchio e scoppiettante motocarro che Flavio, fratello maggiore di Claudio, utilizzava per le consegne della drogheria. A Flavio avevamo raccontato che Marina ci aveva chiesto il favore di portare Gaspare in fioreria per qualche ora perché quella mattina sarebbe arrivato il camion per lo scarico dei salumi e i suoi genitori non volevano che succedessero pasticci con il gatto nei paraggi. Approfittando della fiducia che Gaspare nutriva nei nostri confronti, non avemmo alcuna difficoltà ad avvicinare e catturare il gatto, aiutandoci comunque, per scrupolo, con dei pezzetti di salame. Lo chiudemmo in una cesta di vimini fissando il coperchio con dello spago e lo trasportammo nella serra delle piante grasse, facendo attenzione a chiudere bene la porta per evitare la fuga. I miagolii furono da subito strazianti ma la salumeria distava circa trecento metri e nessuno avrebbe sospettato che si trattasse del gatto di Marina.

Quando Marina tornò da scuola cercò ovunque Gaspare, ma il gatto era sparito nel nulla. Noi osservammo la sua disperazione con finta noncuranza e a distanza di sicurezza. La vendetta si stava lentamente consumando… Dopo il tramonto, Claudio, senza farsi notare, appese sulla vetrina della salumeria un foglio con la seguente scritta: “Cara Marina, noi sappiamo dov’è Gaspare ma, se lo vuoi riavere, devi confessare che sei stata tu a forare i pneumatici delle biciclette”.

Marina confessò e riebbe il suo gatto.
Ma, da quel giorno, a tutti noi fu tristemente chiaro che i bambini di Via Menotti si erano trasformati, loro malgrado, da affiatato gruppo di amici, in due bande di irriducibili rivali.


***

Edito in ebook “Zeroventicinque”, Aletti Editore, 2012
Tutti i diritti riservati ai sensi della Legge 22.4.41 n. 633, capo iv, sez. ii, e sue modificazioni

1 commento:

  1. immediato racconto raggiunge con una comunicazione schietta e completa descrivendo in maniera disarmante l'incomunicabilità, portandoci al dialogo con noi stessi

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