mercoledì 30 dicembre 2015

Perché ci odiano: la storia di una donna nell'Islam di Mona Eltahawy - recensione

di Roberta De Tomi

Non è un libro destinato esclusivamente a femministe e/o femministi (anche i maschietti possono esserlo e non con l'accezione negativa con cui la si intende nel nostro paese, ancora pervaso dall'idea del latin-lover o del macho-man Village People-esente). Quello di Mona Eltahawy, giornalista e scrittrice pluripremiata, si pone a metà tra il saggio e l'autobiografia.
Oltre a proporci lo spaccato della condizione femminile nei paesi di matrice islamica, l'autrice ci riporta la sua esperienza di donna libera nell'Islam e le ragioni che l'hanno portata a schierarsi apertamente contro le situazioni di disparità che vigono ancora in diverse parti del mondo, attivandosi in prima persona nella battaglia per la parità dei diritti uomo-donna.



Il percorso di Mona Eltahawy, fortemente condizionato dal background culturale e religioso in cui è cresciuta, non è sicuramente stato facile. Tale complessità è resa perfettamente in Perché ci odiano, dove il vissuto personale della giornalista si intreccia al contesto socio-culturale descritto.

Perché ci odiano tratta i temi che determinano le disuguaglianze uomo-donna nei paesi di matrice islamica, suddivisi nei diversi capitoli che lo compongono. Dopo il capitolo introduttivo in cui Eltahawy ci offre una panoramica della questione facendo riferimento al prima e al dopo della Primavera Araba (e non pensate che la rivoluzione abbia concretamente contribuito a migliorare le condizioni delle donne), ci immergiamo negli altri nodi cruciali: dal velo alla verginità, passando alla violenza (fisica e morale, direttamente e indirettamente di natura sessuale), alle Mgf, al rapporto con l'ambiente domestico, con la mobilità e, infine, con il proprio io (corpo e mente).

Il quadro che ne esce è a dir poco desolante se non addirittura sconvolgente, anche se non è troppo lontano da un passato che gli occidentali hanno facilmente archiviato dopo le rivoluzione sessuali (e in fondo, quanti anni sono passati da allora? Non tantissimi...). Ma restiamo nei paesi islamici e nell'analisi che Mona Eltahawy fa relativamente al ruolo che la donna riveste nelle società di cui ci racconta. Quelle che saltano all'occhio, in primis, sono le strategie poste in atto dagli esponenti delle comunità religiose islamiche appellandosi alle fonti sacre per legittimare diverse prassi discutibili, se non atroci, e per legiferare di conseguenza.

Verginità e repressione hanno una forte correlazione, connessa alla funzione radicata della donna, vista come una fattrice alla mercé maschile. La copertura del corpo, il facile ricorso alla parola "puttana" per le donne che osano sfidare l'autorità patriarcale, il concetto di nudità, di fatto non definito chiaramente, sono un modo per tenere sotto controllo la donna mantenendo integro un (dis)equilibrio di poteri appannaggio maschile.

Da qua, deriva tutta una serie di pratiche, di fatto non indicate nei testi sacri, ma divenute ricorrenti nella vita quotidiana. Faccio riferimento, ad esempio, alle orribili Mutilazioni Genitali Femminili ricorrenti in diversi paesi dell'Africa (e non solo, tali pratiche sono presenti anche in alcune zone dell'Asia ed erano ricorrenti in Occidente prima della Rivoluzione Sessuale; fatto sta che secondo alcune fonti, circa 130 milioni di donne nel mondo sono interessate dal fenomeno) contro cui si stanno scagliando diverse organizzazioni umanitarie e su cui si sta recuperando terreno. E' notizia recente la volontà espressa dal Gambia di mettere al bando questa pratica sulla scorta dell'iniziativa presa dalla Nigeria, sempre quest'anno. Ma la strada è ancora lunga e le battaglie per debellare una pratica intrisa di superstizione e ignoranza non sono ancora terminate.
 
Un altro esempio concerne i matrimoni tra uomini di età alquanto avanzata e ragazze o, peggio, bambine. Gli esponenti delle comunità religiose, in questo caso, si appellano alla vita del Profeta e della sua giovanissima sposa, Aisha. Elthawy porta un'obiezione in tal senso:  sempre secondo le fonti sacre, Maometto avrebbe sposato una donna più vecchia e divorziata; ma rispetto a questo esempio, le autorità islamiche tacciono. Questo perché Aisha è l'esempio della ragazzina  manipolabile, a differenza della donna "navigata!. Ancora una volta, nelle regolamentazioni delle relazioni, spicca la tendenza alla prevaricazione al fine di limitare la libertà femminile, per controllarla.

Sul piano personale, leggiamo la vicenda di una donna che ha dovuto conciliare le proprie radici con la consapevolezza di sé, presa attraverso l'acquisizione della conoscenza e le esperienze legate a una vita itinerante, divisa tra Oriente e Occidente. Gli argomenti sono sviluppati con fermezza. Mano a mano che si procede nella lettura, i veli cadono instillando il desiderio di approfondire gli argomenti. L'autrice avrebbe potuto fornire qualche coordinata storica in più, approfondendo alcuni aspetti del rapporto tra il prima e il dopo della Primavera Araba, ma nel flusso delle informazioni riusciamo sempre a trovare un punto di riferimento, grazie all'approccio diretto con cui Mona tratta la materia.

Il libro è un vero e proprio appello alla battaglia per i diritti delle donne, nella direzione di una rivoluzione (portata avanti da donne e da uomini, uniti per una giusta causa) che può partire soltanto da un atto di coraggio, dalla presa di coscienza e dal contrasto con autorità che poggiano le loro argomentazioni su interpretazioni fallaci e facinorose. Non solo: questo libro è un appello all'amore. All'amore per se stesse, mettendo in discussione valori considerati sacri in nome dei quali si compiono obbrobri e vere e proprie violazioni della dignità individuale. Valori che mettono l'essere umano in una posizione secondaria rispetto a una morale insignificante, laddove la morale dovrebbe valorizzare l'individuo e il bagaglio culturale ed emotivo che reca dentro di sé.

Per concludere
Perché ci odiano racconta la storia di una donna libera dell'Islam, intrecciandola allo spaccato sociale e culturale di un mondo di cui viene fornito un ritratto privo di edulcorazioni. Si tratta di un libro che consente di riflettere sulla situazione delle donne ma anche sull'effimera consistenza di una morale che soffoca l'individuo. Il libro è un grido di libertà, è l'invito a una presa di coscienza che riguarda tutti. Oriente e Occidente, nessuno escluso, oltre le mere strumentalizzazioni politiche che non fanno altro che alimentare le criticità e le divisioni, anziché risolverle.

L'autrice: Mona Eltahawy
Editorialista del "New York Times", giornalista e opinionista, vive tra Il Cairo e New York. Il suo attivismo a favore dei diritti delle donne l'ha portata a prendere parte a diverse azioni, e la porta a partecipare a programmi di rilievo, dove ricopre il ruolo di opinionista.

Scheda tecnica del libro


Perché ci odiano
di Mona Heltahawy
Traduzione: Alessandra Montrucchio
Casa editrice: Einaudi
Collana: Stile Libero Extra
Anno: 2015
Genere: Saggistica
Prezzo: 17,50 €
ISBN: 9788806224295
Sito: www.einaudi.it

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