venerdì 18 dicembre 2015

Recensione di Fahryon di Daniela Lojarro: quando una penna si fa musica e magia, oltre le mode, tornando al fantasy delle origini

di Roberta De Tomi

Un romanzo in cui immergersi per perdersi nell'incanto de Il suono sacro di Arjiam: è un gran bell'esordio letterario quello di Daniela Lojarro (che abbiamo avuto il piacere di conoscere qui). Il romanzo, Fahryon (GDS), merita di essere letto per tutta una serie di ragioni. Qua elenco le tre principali, per cominciare. In primo luogo, troviamo un fantasy scritto con grande attenzione ai dettagli e all'uso della lingua. In secondo luogo, si pone al di sopra delle mode: non troviamo creature ormai inflazionate o situazioni stereotipate, bensì una storia dotata di una propria personalità forte. Terza ragione -ma non ultima per importanza-: la delineazione di un mondo credibile in cui il lettore scivola, catturato dal suono che è fonte di magia e di creazione. L'impressione è quella di vivere in prima persona una storia che ha un qualcosa di ancestrale ma che al contempo esce dal coro, pur inserendosi pienamente nel solco della tradizione del genere.


Lo ha affermato anche nell'intervista che abbiamo pubblicato alcune settimane fa: nel suo romanzo, Fahryon, Daniela Lojarro ha voluto raccontare una storia che si colloca pienamente nel genere cui afferisce. Fahryon, parte prima de Il suono sacro di Arjiam è un fantasy collocato in un'epoca che, per molti aspetti, strizza l'occhio al Medioevo. Le atmosfere ci riportano ai lavori del Terry Brooks delle origini o alla magica Avalon di Marion Zimmer Bradley, mentre il riferimento al suono ci rammenta le prime pagine delle Cronache di Narnia. Ma vediamo cosa ci racconta Daniela Lojarro nella sua opera prima.

Tutto ha inizio con una visione: è quella di Xhanys, moglie dell'altolocato Mazdraan, che ha sempre vissuto in una bambagia d'amore, improvvisamente divenuta di pietra, dopo la sconvolgente rivelazione pervenuta in un momento di raccoglimento. La donna scopre che in realtà il consorte non è quello che sembra e che alla base dei suoi comportamenti c'è un piano preciso, dettato da una malvagità sottile e ben celata. La donna, sul punto di partorire una bimba, incontra sulla sua strada alcuni personaggi. Da questo momento, le vicende si intrecceranno e la bimba diventerà il fulcro degli accadimenti che porteranno anche la giovane Fahryon e il cavaliere Uzrany a vivere una serie di situazioni costellate da inattesi colpi di scena.

Tutti gli elementi che costituiscono la storia sono in equilibrio: i dialoghi, le descrizioni - queste ultime precise ma mai prolisse, come a voler comporre dei quadri che, tuttavia, s'inscrivono perfettamente nel narrato - le azioni. Il tutto è legato dal filo di una scrittura omogenea e fluida, nonché dal suono che permea ogni momento della narrazione. Fahryon è un romanzo sul suono, che nel suono si plasma.

Il suono sacro ci porta a una dimensione introspettiva molto presente nel libro, senza essere però preponderante. A questa dimensione appartengono personaggi per niente banali, ben lontani dai prototipi stereotipati che dettano alcune mode determinando al contempo la visione manicheistica del Bene e del Male. Non ci sono eroi ed eroine perfetti: la dimensione umana ci riporta a quella dei personaggi di fantasy classici quali quella della Bradley o anche, ad esempio, alle figure lacerate interiormente della saga di Angelos di un'autrice di livello poco nota al grande pubblico, ma di grande talento, qual è Alessia Rocchi.

Introspezione ma anche magia e genesi: ricordate il leone Aslan? Dal suo canto nasce Narnia; il suono è vita ma anche magia. In Fahryon il suono diventa anche oggetto di contesa e si esprime nelle polarità Armonia-Malia. Di nuovo, ecco il Bene e il Male, ma nel caso di Daniela i due termini sono arricchiti da sfumature che portano il lettore ad avere una visione più ampia del mondo di Arjiam.

Dal punto di vista linguistico, a parte alcune ridondanze notate all'inizio, si notano la cura e l'attenzione riposte nella stesura del romanzo da parte dell'autrice, che attinge a diverse culture, creando un proprio personalissimo e interessante sincretismo. I dialoghi sono ben strutturati e hanno una funzione centrale nello sviluppo della vicenda; accanto, troviamo uno stile delicato e mai eccessivo, per una penna musicale capace di colpire al cuore del lettore stimolandone al contempo l'immaginazione. Il tutto è inserito all'interno di una partitura lineare e fluida.

Per concludere    

Fahryon è un fantasy con tutti i crismi delle opere del genere, che ci trascina nel cuore di vicende raccontate in maniera elegante e fluida ma anche coinvolgente. Si pone al di sopra delle mode ed è dotato di una musicalità che ammalia ed emoziona. Un'opera curata, di cui aspettiamo il secondo volume.

Concludo dicendo che abbiamo bisogno di magia e la penna di Daniela Lojarro, questa magia ce la regala. Senza pose o atteggiamenti compiaciuti. 
   

Per leggere l'intervista e la scheda tecnica del libro, clicca qui

1 commento:

  1. Grazie di cuore per questa recensione così accurata e l'analisi attenta. Non me la sarei mai aspettata così bella!

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