venerdì 29 gennaio 2016

Tenebrae: l'antologia fantasy dell'Isola di Illyon da leggere

di Roberta De Tomi

Un'antologia che è anche la conferma della presenza di autori e autrici di talento per un genere da sempre considerato di Serie B o appannaggio di un pubblico di bambini o di eterni Peter Pan.
Tenebrae, libro che raccoglie i racconti vincenti dell'omonimo concorso indetto dall'Isola di Illyon, è la dimostrazione che l'Italia vanta penne valide e cariche di promesse; non solo, ogni racconto consente ai lettori di calarsi in pozzo oscuro, in cui si annidano enigmi, creature misteriose e tutte le propaggini di una fantasia che si carica di molteplici segni e significati.
Il tema comune ai racconti crea un filo rosso cui si aggiunge una omogeneità di base delle atmosfere e di stili forti di un solido background letterario e cinematografico. Ultimo ma non per importanza, la presenza di Barbara Baraldi... la regina della narrativa gotico non poteva che essere la madrina di quest'opera di livello in cui il talento si unisce alla gradevolezza della lettura di ogni singolo racconto.


Tenebrae raccoglie dieci racconti che andiamo subito a vedere e a recensire in breve.

Ne All'ombra della candela di Elena Mandolini troviamo due personaggi in balia delle tenebre che dal piano fisico ci portano a quello psicologico in un crescendo che l'autrice riesce a gestire con grande abilità. Le atmosfere ci riportano a quelle dell'It di Stephen King, qui calato nella dimensione di un'epoca lontana, con la presenza di una creatura in bilico tra leggenda e realtà, che Elena sa descrivere mantenendo sempre un'alone angosciato ben azzeccato. La scrittura è limpida ma ricca di inquietudini, come se ragione ed emozione fossero sempre in equilibrio.

La parabola del buon pastore di Giacomo Sensolini ci fa precipitare in una dimensione mitologica intrisa di sangue e incubi; "echi biblici" con riferimenti a una sorta di genesi che sfocia in un finale ad hoc. L'atmosfera e soprattutto l'ambientazione sono rese con grande forza espressiva facendoci calare all'interno di scenari tesi e oscuri. Nel suo essere visionario, l'autore ha il pregio di non scivolare nella retorica altisonante e compiaciuta; al contrario, troviamo un linguaggio evocativo indovinato che ci fa "respirare" la storia.

Luce e buio sono i due poli che ritroviamo ne Il buio più buio di Aurora Filippi; il racconto ci riporta immediatamente allo Yin e allo Yang della filosofia cinese per cui ogni elemento contiene il seme del proprio opposto. Luce e ombra sono quindi l'uno indispensabile all'altro, nel quadro di un equilibrio che "il buio più buio" porta a mettere in crisi. Il riferimento pare a una minaccia destabilizzante, posto in una dimensione"stellare". Anche in questo caso, forte è l'atmosfera ma anche un piano più profondo cui la penna ci introduce, lasciando aperti varchi in cui perdersi per poi trovare significati più profondi sui due temi posti. Un racconto affascinante e, come per il precedente, mai retorico.

Prevalgono l'azione e la situazione, invece, in Inserire - Titolo di Elisa Erriu; una vicenda più lineare delle due che le precede, sviluppata in particolare sull'impianto dialogico che lascia il segno grazie alla creatura che irrompe nelle tenebre del giovane protagonista. L'obiettivo del ragazzo è scrivere un bestseller, quasi a voler scuotere la mediocrità di un destino segnato. E proprio l'evento incredibile che lo travolgerà, in una situazione kafkiana, lascia nel lettore un segno forte. Al termine si potrebbe sollevare un quesito: sogno o realtà?

Con Fear of the dark, Marika Michelazzi ci regala un omaggio musicale di calibro, in un racconto che ci riporta alle situazioni archetipiche dell'essere umano che dal mondo reale viene catapultato in un mondo parallelo le cui regole sono stravolte. Nel caso del protagonista, l'incontro è con creature fantastiche, ma nulla a che vedere con fatine simpatiche o elfi allegri. Qua troviamo esseri decisamente poco "accomodanti", come se il protagonista fosse un Dante precipitato in un Inferno da cui non potersi schiodare. Il ritorno alla realtà con la "botta finale" ci riporta a una dimensione catartica in cui l'essere umano sembra dover incassare una lezione ben più grande dei propri meschini interessi.

I Discepoli del'ira di Valentina Eugeni indaga sul lato oscuro dell'animo umano, rivolgendosi al tema della vendetta e della colpa. In questo caso il senso di colpa si esplica da un cuore che si ammanta di finta giustizia e che legittima delitti inenarrabili (come direbbe De Sade). In questo racconto il tema del doppio si tinge di nero evocando anche in questo polarità ad alto tasso evocativo.

Con lo Sguardo vuoto di Luca Guiso, si torna di nuovo a un racconto di linea più classica con la vicenda del guardiano notturno che nello sguardo vuoto di un manichino ritrova la moglie, morta per una malattia. Ma questo incontro (o frutto della mente dell'uomo, annientato dalla perdita prematura?) avrà presto risvolti all'insegna del terrore, con una situazione che ci riporta ai vari Nightmare o La bambola assassina. L'autore costruisce un ottimo racconto dall'impianto cinematografico, delineando un personaggio emotivamente forte e ben definito.

L'inferno vichingo di Mariachiara Moscoloni è un altro bellissimo momento in cui il lettore si trova catapultato in una dimensione mitologica nordica. Al centro della narrazione, oltre a questioni ereditarie avvincenti da cui emerge una figura femminili dalla spiccata personalità, si pone un rito funerario tipico, culminante in un finale che ci lascia senza fiato. In questo caso, l'oscurità si collega a un al di là che si intreccia alla realtà senza soluzioni di continuità.

E arriviamo al racconto che ha ottenuto la menzione: Nero come la neve di Emilia Cinzia Perri ci riporta alle creature meravigliose e goticheggianti dei romanzi di Barbara Baraldi. In questo racconto ci imbattiamo in due amiche, il cui rapporto muta al mutare di una delle due. Un sottile filo di erotismo pervade la narrazione dalle atmosfere rarefatte, su cui pende la spada di Damocle di un Faust rivisitato e corretto. L'autrice c'incanta e ci affascina con le protagoniste, belle e inquietanti come bambole di porcellana. Ma dietro alla bellezza, c'è altro...

L'antologia si conclude con La guerra del Fatonero di Alessio del Debbio: un autore che ha saputo coniugare il combattimento a una buona dose di ironia. La sua penna sembra intrisa da un background fantasy che da Tolkien a Brooks ci riporta alle atmosfere dei classici rivisti in un'ottica personale e non priva di originalità. Anche in questo caso, la trama ben strutturata e basata in particolare sul dialogo, si sviluppa solidamente a partire da un contesto italianissimo. E ci sembra a volte di rivedere L'armata Brancaleone in azione.

Per concludere

Tenebrae è un'antologia di alto livello Le idee non mancano, e così gli stili e penne cariche di promesse che già in questo contesto ci regalano storie ben costruite, mai pesanti o ridondanti. In tutti si nota un background culturale ricco di riferimenti al genere e una cura nel linguaggio notevole. Da leggere.

Tenebrae è scaricabile qui  

   

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