sabato 27 febbraio 2016

Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati

di Roberta De Tomi

Tutto ha inizio con un cambiamento nella prospettiva di una carriera futura e di una nuova vita lontano dalla famiglia: il tenente Giovanni Drogo, protagonista de Il deserto dei Tartari (ed. Mondadori), capolavoro di Dino Buzzati, affronta la sua "avventura" alla Fortezza Bastiani.
No, non pensiamo a quegli inseguitori di sogni che troviamo nelle opere di Fitzgerald; del resto, ben diverso è anche lo scenario storico in cui si collocano le opere dei due autori. Ma tornando a Buzzati, nel personaggio principale del suo classico, ritroviamo le tensioni di un'epoca e, al contempo, una condizione umana di immobilismo in cui possiamo ritrovare numerosi punti di contatto con la nostra epoca. E da qua parte la mia riflessione su Il deserto dei tartari.


La 1^ Edizione de Il deserto dei Tartari risale al 1940, anno cruciale che vede l'Italia entrare in Guerra; il capolavoro di Buzzati raccoglie le tensioni di un'epoca storica, anche se, come affermato dallo stesso autore, esso in realtà nasce dalla routine lavorativa improntata su ore che si susseguivano creando sostanzialmente un senso di vuoto. Attraverso la scrittura, Buzzati è riuscito a trascendere il piano personale, ponendosi al centro del contesto dell'epoca, nell'opera aspetti questi trasfigurati e resi in una chiave letteraria allegorica che ci riporta a oggi. Tutto a partire da...

Tenente Giovanni Drogo in partenza per la Fortezza Bastiani: così inizia il romanzo. Ma fin dalle prime righe, denotiamo un'attitudine che ci discosta dal pensiero comune di una nuova vita che attende con tutte le sue felici implicazioni. Giovanni non riesce a essere felice; un'inquietudine nemmeno troppo velata s'insinua dal momento in cui esce di casa. L'inizio e lo sviluppo del servizio sono scanditi dall'attesa dei Tartari provenienti dall'omonimo deserto su cui si affaccia la fortezza. Il tenente è in bilico tra questa attesa e lo sguardo rivolto alla casa dove intende tornare. Ma per lui la vita riserva altre possibilità.

Lo scenario in cui si cala la vicenda ci rammenta una località mitteleuropea di fine Ottocento. La Fortezza Bastiani, che all'inizio svetta in lontananza in tutta la sua maestosità, da vicino è una struttura alquanto piccola. E mano a mano che Giovanni Drogo entra nella parte che gli è assegnata, ci adagiamo su ritmi scanditi dalle norme e dagli obblighi militari, di cui vengono svelati anche i lati più drammatici. I non-rapporti tra gli individui si palesano nel momento in cui Drogo cerca di far valere le proprie ragioni. E a un certo punto, quando ottiene una licenza, si accorge di essere ormai un estraneo a casa sua. Così, la vita militare riprende, piatta e uguale a se stessa; l'unico raggio di luce proviene dal deserto da cui si attende qualcosa che sembra non arrivare mai. In questo, rivediamo un'analogia con Aspettando Godot di Becket, anche se Dino Buzzati precede di qualche anno il "boom" esistenzialista titolato da Sartre di cui la celebre opera teatrale rappresenta una "frangia" nel momento di esaurimento della corrente di pensiero.

Il vuoto, l'alienazione, l'incomunicabilità: sono tutti temi che confluiscono nelle opere letterarie italiane novecentesche, dove i protagonisti sono spesso (o potremmo dire, sempre) i cosiddetti "inetti". Pensiamo a Gli indifferenti di Moravia, con quei due fratelli in balia della noia (titolo di un'altre opera dell'autore romano); e torniamo al tenente di Buzzati. Personaggi calati in un immobilismo da cui nemmeno si ribellano, Abbiamo esaurito la scorta degli eroi e il nichilismo sembra essere l'unica carta da giocare. Una carta che ci riporta a oggi. Dalla pagina ai social, dove le parole sostituiscono l'azione, dove la speranza si accende al pensiero della venuta di un redentore che non arriverà mai.

Dal punto di vista stilistico ci poniamo nel solco dei classici liberi da eccessi o ridondanze. Il racconto rende dettagli che trasmettono il senso di noia imperante, in particolare grazie all'evidenza posta alla ciclicità delle stagioni. Gli anni passano, in un'atmosfera dimessa. I personaggi che vertono intorno a Drogo sembrano figure evanescenti a confronto del protagonista. In Drogo possiamo rispecchiarci relativamente alla solitudine che ci circonda, ricordandoci che un po' tutti aspettiamo quel miracolo che possa rivoluzionare la vita. Senza muovere un dito. Ma intanto aspettiamo e non agiamo.

L'autore: Dino Buzzati (1906-1972)
Tra i massimi esponenti della letteratura italiana novecentesca e artista poliedrico, Dino Buzzati fu giornalista, scrittore, pittore, drammaturgo, librettista, poeta, scenografo, costumista. Quando era studente collaborò con il Corriere della Sera, giornale per cui lavorò anche in seguito. Dino Buzzati si affermò come scrittore; oltre a Il deserto dei Tartari, cito tra le opere anche Il segreto del bosco vecchio (1935), Amore (1963).   




   


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