martedì 8 marzo 2016

Pari pensieri negli occhi di un seduttore e l'8 marzo fiorisce

di Roberta De Tomi

Per fare dei cambiamenti, occorre scardinare
qualcosa, proponendo un modello o, meglio, modelli alternativi. No, non mi piace parlare di dominazioni, quello è un argomento che preferirei tenere circoscritto nel BDSM. Mi piace parlare di parità intesa come espressione massima dell'accettazione di diverse modalità dell'essere (nel senso parmenideo del termine). Per parità intendo una condizione in cui elementi diversi possono convivere godendo dei medesimi diritti (con doveri annessi). Colgo l'occasione per fare qualche rapida considerazione sulle donne... nella giornata dedicata.  A partire dalla seduzione di cui ho cercato di scardinare diversi stereotipi, tra cui quello del machismo,

Sto parlando di Come sedurre le donne? Sì, no, anche.
Come ho più volte sostenuto, il manuale non ha la pretesa di raccontare verità assolute. Piuttosto porta degli esempi tratti da testimonianze. Già perché Motenai, su cui ho scherzato volutamente, è esistito veramente. E così altre storie.
Ma poi... ecco... l'ho fatto. Ho messo da parte i vari Arturo Stronzarelli; ho rovesciato la prospettiva secondo il punto di vista femminile, togliendo il discorso della seduzione dall'orbita primitiva. Tolte le clavi dalle mani, ho aperto la porta sul mondo sconosciuto della donna; la quale è assurta non a donna angelicata ma nemmeno a mero oggetto.
A fronte di culture che, malgrado diverse spinte innovatrici, inneggiano a miti traballanti o in crisi su cui ancora affondano le radici le società patriarcali, ho raccontato la seduzione che vorrebbe una donna.
Una seduzione che parte da una posizione paritaria, libera da inghippi. Da questa posizione, respiriamo odore di gioco, di rispetto.
La parità si gioca anche sul piano della seduzione, che diventa l'occasione per esplicare nuovi modelli relazionali.
La parità diventa l'occasione per confrontare le proprie differenze, non per adeguarsi ai modelli (dominanti) che prima venivano contestati. La parità come completamento, come accettazione delle proprie differenze, ben oltre le etichette che portano a identificare determinati aggettivi legati ai diversi generi.
La parità come obiettivo da perseguire, come consapevolezza come rifiuto delle etichette e degli stereotipi. La consapevolezza che non c'è parità o conquista laddove devi vestire panni altrui snaturando te stessa (vale anche al maschile). Un aspetto cruciale sul tema parità, cruciale per le donne che negli anni sembrano caricarsi di ulteriori obblighi, quasi a dover scontare questa parità. Ma di Arturo Stronzarelli non abbiamo bisogno. Di rispetto sì. E di diritti sì. Scusate la retorica, intanto:  Buon 8 marzo!   



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