sabato 23 aprile 2016

23 Aprile: #giornatamondialedellibro, i libri come esperienza mondiale e non solo per scrivere...

di Words!
La cosa è ormai risaputa: gli italiani non sono lettori forti. Stando ai dati Istat relativi al 2015 e pubblicati nel gennaio di quest'anno, il 42 per cento delle persone di età superiore ai 6 anni ha letto un libro nel corso dell'anno precedente.
Questo a fronte a un popolo di "scrittori". Da qua la riflessione e l'invito alla lettura che riportiamo in questo articolo.



Le letture si riferiscono a quelle non fatte per motivi scolastici e professionali. All'interno di questo 42 per cento troviamo una fascia d'età, ovvero quella dagli 11 ai 19 anni, in cui i lettori superano il 50 per cento, con punte tra i 15 e i 17 anni; tale percentuale diminuisce nelle età successive. Quindi, vuoi per gli stimoli dati dalla scuola, vuoi per un'età in cui la scoperta di sé passa attraverso molteplici esperienze, tra cui la lettura, gli adolescenti sono i lettori più frequenti.

Tornando ai numeri relativi a tutta la popolazione nazionale, i "lettori forti", ovvero quelli che leggono almeno un libro al mese, sono quasi il 14 per cento, mentre i "deboli", ovvero quelli che leggono tre libri all'anno, si attestano intorno al al 45 per cento.
Leggono meno al Sud, dove quasi il 29 per cento (una persona su tre) dichiara di avere letto almeno un libro, Nelle Isole il dato si attesta intorno al 33 per cento.
Stando al'Istat il calo, attestato a partire dal 2011, si è stabilizzato a partire dal 2014.

Questi numeri non confortano, considerando la mole di pubblicazioni che ogni giorno vengono date alla luce. Da qua, il grande paradosso, rilevato da Andrea Lodi nell'articolo "Italiani: un popolo di scrittori" pubblicato sulla testata online sulpanaro.net (vedi fonti, alla fine del post): da una parte i lettori deboli che prevalgono, dall'altra penne che emergono, complice sicuramente la crisi e la precarietà che portano non pochi aspiranti scrittori (e il discorso vale anche per gli aspiranti artisti in altri ambiti) a giocare una carta che deriva direttamente dal retaggio dell'American Dream. Certo, uno su mille ce la fa, cantava Morandi, e tutti gli aspiranti autori sperano di essere "quell'uno". Salvo poi entrare in una spirale autoreferenziale in cui gli scrittori vogliono pubblicare ma non leggere. Strano assunto, dal momento che per scrivere occorre essere prima di tutto dei lettori, possibilmente forti anzi, no, fortissimi; magari come dicevano alcuni esponenti dell'editoria incontrati durante fiere e convegni, sarebbe opportuno leggere almeno quattro libri al mese. Possono essere classici, contemporanei ma anche i colleghi alle prime armi. La scelta è ampissima!
La lettura deve essere prima di tutto uno strumento che consenta l'accesso a mondi infiniti. E non per forza è finalizzata a farci diventare tutti nuovi Tolkien o Goethe. Loro per arrivare dove sono arrivati, di libri ne hanno letti e di eventi culturali ne hanno respirati! E di manoscritti ne hanno revisionati lavorando sulla scrittura... fermo restando che i geni si contano sulla punta delle dita. E per diventarlo, lavorano sodo, oltre il talento.

#ioleggoperchè #23Aprile2016 #GiornataMondialedelLibro

Fonti e articoli da leggere:

Dati Istat 

Italiani: un popolo di scrittori - sulpanaro.net

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