venerdì 15 aprile 2016

Cronaca di una giornata da ricordare: Il posto del mio cuore, il Romance, Liala, la letteratura femminile e la forza delle donne e di Emily Pigozzi

Roberta De Tomi ed Emily Pigozzi, alla libreria
Mondadori di Mantova, prima della presentazione.
di Roberta De Tomi 

Un pomeriggio da ricordare: sabato 9 aprile, al Mondadori Point di Mantova, ho chiacchierato con Emily Pigozzi, autrice de Il posto del mio cuore (0111 Edizioni) romanzo che, tempo qualche giorno, e sarà recensito. Intanto, veniamo al pomeriggio con la nostra autrice, che ha tenuto banco per quasi due ore toccando tanti argomenti legati alla sua ultima "fatica letteraria". Da Liala, allo sdoganamento del Romance, relegato da sempre nel genere cuore&lacrime&principi azzurri&Cenerentole, passando per le tematiche cruciali dell'universo femminile, dalla maternità all'emancipazione; tematiche che ritroviamo nel personaggio principale di questo e di altri romanzi di Emily. In seguito gli spettatori hanno fatto domande e interagito con l'autrice, rendendo la presentazione speciale. Di seguito ecco cosa si è detto.

Un momento della presentazione
Introduzione di Roberta De Tomi. 
Fin dalle prime pagine, Il posto del mio cuore ti prende tantissimo, in quanto è un libro ricco di immagini poetiche con cui l'autrice riesce a rendere delle idee e situazioni molto forti. Inoltre la scrittura di Emily è fluida e cesella personaggi ben delineati. A questo punto, la prima domanda nasce spontanea.

R: Emily, come nasce questo libro?
E: Innanzitutto, ciao a tutti! Vengo alla risposta: Il posto del mio cuore nasce da tutta una serie di ricordi, nel senso che è una costola del primo romanzo che avevo scritto più di dieci anni fa e che per scelta non ho mai pubblicato in quanto rifletteva la storia di persone che conoscevo direttamente; non me la sentivo di dare in pasto le loro memorie. Le avevo scritte per me perché le ritenevo incredibilmente interessanti, per la loro complessità psicologica e non solo. E malgrado con il tempo queste persone siano venute a mancare, non me la sono sentita di procedere con la pubblicazione. Tuttavia, mi dispiaceva lasciarle nel cassetto perché avevano alcune parti che mi piacevano molto, perciò ho deciso di unirle alla storia di un personaggio femminile - io amo molto l'universo femminile, penso che noi donne abbiamo una forza particolare e una complessità nel vivere che, senza voler fare dell'erba un fascio, difficilmente gli uomini hanno - ambientata in un periodo che amo tantissimo, ovvero il Secondo Dopoguerra.

R: Da cosa nasce questo tuo interessamento nei confronti di questo periodo?
E: Io ho una passione particolare per il Novecento, in quanto trovo che sia stato un secolo in cui il mondo ci è "cambiato tra le mani". Nessun altro secolo è stato caratterizzato da così tanti mutamenti in un lasso di tempo così breve. E quindi un libro ambientato 50-60 anni fa sembra calato in un altro mondo anche se di fatto non è passato così tanto tempo. A questo si aggiunge il fatto che mi piaceva l'idea di andare a scandagliare quello che succedeva in questi paesini della Bassa mantovana ed emiliana, grazie al fatto che, come  già detto, ho conosciuto attraverso la testimonianza di alcune donne, da mia nonna ad altre persone, quella che era la loro vita in queste località, sia durante che dopo la guerra. Queste persone vissute realmente hanno ispirato, ad esempio, la protagonista, Alma, passando alle due amiche omosessuali.

R: Come affronti questo argomento e quali altri personaggi troviamo?
E: Affronto l'omosessualità sia dal punto di vista femminile che da quello maschile. Vediamo due modi diversi di vivere la propria sessualità; uno in cui l'amore trionfa (le ragazze), l'altro in cui è vissuta come qualcosa di sbagliato, come avviene per Claudio, che cade nella depressione malgrado la vita gli dia l'opportunità di esprimere il proprio talento artistico. Inoltre troviamo altri personaggi, sempre ispirati alle storie della mia memoria: Fulvio che rappresenta l'amore sincero, il padre che rappresenta, invece, l'amore negato. E quindi ho cercato di costruire queste figure che danno vita a un romanzo che per me è corale.
Su di tutti però troviamo la protagonista che si muove in questo particolare periodo storico toccando la Dolce Vita romana o il Sessantotto ma sempre in maniera lieve in quanto il centro è sempre lei. Sto parlando di Alma.

R: I compaesani la definiscono "scema" proprio perché strana. Ma Alma, il cui secondo nome è Libera, è indubbiamente un personaggio interessante proprio in virtù delle sue stranezze. Raccontaci qualcosa di lei.
E: Come ho già detto, detto Alma è il fulcro attorno a quale verte la narrazione, con la sua voglia di scoperta di sé che la porta anche a sbagliare. E' un personaggio imperfetto, che fa cose stucchevoli, ma è anche una giovane che non si arrende a quello che è stato deciso per lei. Una volta le ragazze delle famiglie povere, residenti in queste piccole realtà di provincia, erano destinate al matrimoni, ai figli, alla vita in fabbrica piuttosto che al servizio di qualche signore. Non c'erano alternative. Alma si permette di sognare, ma non in modo astratto. Lei vede le possibilità che ci sono nel mondo e quindi cerca un modo per scappare. Ora, all'epoca, qual era un modo per affrancarsi dalla casa dei genitori? Trovare un uomo o inventare la scusa per andarsene. Questo accadrà, anche se in modo molto brutto e rocambolesco. Alla fine la protagonista del libro avrà la libertà che sogna e in parte riuscirà anche ad esprimersi; in parte però si caccerà nei guai a causa di un uomo molto affascinante ma negativo, a causa della sua situazione famigliare particolare. Un uomo che, d'altra parte, nel suo ambito è geniale e che le aprirà le porte di un mondo affascinante che è quello del teatro.E Alma esprimerà questo talento eccezionale.

R: Alma è  presa tra due poli: l'amore e la libertà...
E: Alma compie un percorso... senza voler svelare nulla, inizialmente prevedevo un finale non lieto. Poi, mentre lo scrivevo, sono stata presa da una sorta di tristezza per cui ho optato per un finale di altro tipo. Il percorso di Alma culminerà con il ritrovamento di quelle radici che noi calpestiamo ma che poi diventano la cosa più importante. Ma quando torni indietro, trovi ancora ad aspettarti quello che hai lasciato?

(W: La risposta a voi lettori!!)


R: In questo libro troviamo tante cose che fanno parte della tua vita. Tra queste, il teatro. Che cosa hai voluto evidenziare di questo aspetto?
E: Le emozioni provate quando vai in scena, ovvero quello che ti spinge a entrare nei panni di un personaggio a prescindere da quante persone ti stanno guardando. Avere la fortuna di vivere vite che normalmente non si potrebbero vivere. Alma, che si cimenterà anche per il cinema, non ha tecnica ma ha passione. Bruno Garilli, che è stato il mio primo maestro di recitazione, diceva sempre "Il cuore, i toni interpretativi li devi avere già, il resto si può imparare."

R: Un altro aspetto è la poesia... Come nascono le immagini che troviamo?
E: Io ho sempre scritto poesie e faccio fatica a togliere il sostrato poetico dai miei libri. In questo periodo mi sto dedicando al romance e incontro non poche difficoltà. A volte devo fare delle operazioni di "sgrassatura" proprio perché resta questo background che entra in conflitto con il genere. Sinceramente quando scrivo mi pongo nei panni del lettore per effettuare le valutazioni del caso, rendendomi conto che alcune espressioni non sono consone a quello che sto scrivendo. E così cerco di cesellare i miei libri, fermo restando che scrivere in maniera poetica è per me istintivo.

R: Insomma, lavori sodo sulla prosa... tuttavia ho trovato espressioni poetiche che esprimono concetti in maniera efficace e non criptica...
E: Ho cercato di usare un linguaggio particolare per raccontare la storia in un modo differente. Ho provato a sperimentare e spero di esserci riuscita.

R: Hai attinto a delle fonti particolari per la resa dell'ambientazione storica?
E: Certo, ad esempio ho visto numerosi programmi televisivi dell'epoca in cui è ambientato il mio libro. Cito tra questi "Campanile Sera". Restituiscono l'immagine dell'Italia in un periodo in cui c'era quella voglia di riscatto e di crescita che poi si è persa nel giro di pochissimo tempo. Non mancano ovviamente le letture dell'epoca o che raccontano quell'epoca... Pederiali, Pansa ad esempio...  

R: Nel modo di scrivere rammenti Liala... se non sbaglio è un'autrice che ami molto...
E: Io adoro Liala, credo che scriva meravigliosamente bene. Certo, le sue storie sono anacronistiche, al giorno d'oggi una ragazza che arriva quasi al suicidio perché non è più vergine, suona quasi assurda; ma Liala aveva una classe e uno stile unici. Leggere una sua pagina è una lezione di scrittura; senza contare che ebbe una vita estremamente interessante. Liala fu una donna molto singolare per la sua epoca.

R:  Teatro, poesia, Liala e altri autori che ti hanno ispirata: il tuo è un romanzo ricco di contaminazioni rese in modo personale; ma è anche ricco di tematiche che ci riportano all'attualità, tra cui la violenza sulle donne che è legata alla cultura patriarcale. Retaggio culturale che evidenzi raccontando la storia di Alma...
E: Esatto... a un certo punto il padre le usa violenza perché la ragazza si è macchiata di un grave "peccato". In realtà mi avevano consigliato di togliere questo passaggio, ma io ho voluto tenerlo perché la violenza subita dal padre è per Alma la chiave verso l'emancipazione. Da questo evento lei si dice "Se la mia vita nel paese deve essere questa, allora preferisco andare via". Questo malgrado le difficoltà del non avere una famiglia e di essere sola. Alma però troverà una famiglia sostitutiva in queste amiche omosessuali che erano fuggite in precedenza dal paese, in seguito allo scandalo provocato dalla scoperta della loro relazione. E anche qui mi rifaccio a storie che ho sentito raccontare.

Emily Pigozzi legge "Il posto del mio cuore"
R: Vediamo quindi una vicenda calata in un contesto storico rutilante dove però permangono quei retaggi che negano alle donne una certa libertà. Retaggi presenti a oggi ma da cui Alma cerca di sfuggire...
E: Diciamo che una donna è malvista ancora oggi se cerca di vivere seguendo le proprie aspirazione, figuriamoci negli anni Cinquanta! Alma è una donna che prende le proprie decisioni. Lei non trova chissà quale destino, ma ha la possibilità di scegliere, non resta incasellata in quello che altri hanno deciso per lei. Lei vive, conosce  vari tipi di amore, dall'amore tenero a quello passionale di un uomo sbagliato, a quello sbagliato di un uomo problematico che cerca di trascinarla in uno spiraglio di depressione. Tutti  si appoggiano ad Alma e alla fine, lei che sembra così fragile, è la più forte. Alma esce vincitrice dalle sue battaglie. Questo malgrado tutti cerchino di di sporcarla. Alma diventa una splendida donna, consapevole e forte proprio perché ha vissuto esperienze negative e positive.

R: La tua visione va quindi oltre il concetto che abbiamo inculcato, legato all'essere vincenti?
E: Sì. Il successo di Alma è la serenità, il ritrovare le radici e i sentimenti puliti, dell'amore che è generoso, si sacrifica e sa aspettare.

R: A proposito di donne e della femminilità: un concetto collegato è la maternità. Che ruolo ha questo tema in questo ma anche nei tuoi precedenti libri, Un qualunque respiro in primis?

E: Io ho sempre desiderato scrivere narrativa e questo desiderio si è concretizzato una volta che con in Un qualunque respiro ho raccontato il mio percorso verso la maternità, togliendolo da quello che sono semplicemente io e creando un personaggio femminile che racchiudesse altre donne, a partire da coloro con cui ho avuto occasione di parlare e confrontarmi sull'argomento. Questa maternità può diventare questione di vita o non vita nel senso che una vita che non arriva fa tutta la differenza del mondo. Tu rimani tu, ma non saprai mai come sarebbe stato essere un'altra te, ovvero una madre. Alma, invece, è sempre profondamente figlia, nel romanzo non diventa mai madre anche se la spinta verso questa condizione c'è. Per quanto mi riguarda la tensione verso questo tema è sempre molto forte quando scrivo. Fa sempre parte della mia consapevolezza artistica perché è un'esperienza di vita fortissima.

R: Tornando al tuo rapporto con la letteratura femminile o al femminile. Molto spesso quando se ne parla si pensa ai "romanzetti rosa"...

E: In realtà frequentando i vari social, vedo che c'è un riscatto del romance. Le donne si sono stufate di vergognarsi di dire che hanno voglia di sognare con una storia d'amore. Come lettrice io posso leggere un mattone e la settimana dopo posso sgravarmi leggendo un romanzo di Liala. Io non sono una fan delle Cinquanta sfumature, ma se un lettore o una lettrice prova piacere, relax ed emozione a leggere un determinato libro o genere, perché no?

R: Concordo... Dietro a molte idee ci sono pregiudizi stantii?
E: Esatto. Io sto trovando molti gruppi di lettrici che rivendicano la loro passione per gli Harmony. E guai a bollare in termini dispregiativi le collane in questione: mi riferisco a lettrici che da anni collezionano queste storie. In aggiunta a ciò, ritengo che da tutti i libri si possa imparare. Nessun libro è facile da scrivere o da leggere. C'è sempre qualcosa che un libro può svelarti.

R: Chi sono i tuoi modelli o maestri?
E: Io ammiro moltissimo Banana Yoshimoto; amo gli autori giapponesi che hanno questa poesia insita anche nel narrare le storie più semplici. Poi  adoro Anne Tyler (Premio Pulitzer) con le sue storie molto semplici in apparenza e con i suoi personaggi delineati con maestria. Un'altra autrice che apprezzo particolarmente è Dacia Maraini. Chiarisco: sono le mie  letture privilegiate, non è mia intenzione paragonarmi a queste autrici.

R: Quindi nella scrittura cerchi di essere personale?
E: Sì, cerco di non copiare. Preferisco fare una cosa più scadente ma che sia mia, piuttosto che cavalcare un filone di successo, dove tra l'altro non sarei mai soddisfatta del risultato. Cerco di seguire la mia strada stando anche attenta alle richieste di mercato, perché altrimenti farei prima a scrivere per me e poi a regalare le copie in Pdf agli amici. In questo periodo, ad esempio, il "rosa" è molto richiesto e mi diverto da morire a scriverlo. Io oltretutto nella vita quotidiana non sono molto romantica, ma nello scrivere storie di questo tipo mi diverto a creare la fiaba che vorrei sentirmi raccontare la sera.

R: A proposito di "fiaba", parliamo dell'Angelo del Risveglio, romance che è uscito per Delos in formato elettronico. Quando è nato e di cosa parla?
E: L'Angelo del Risveglio è nato in un momento particolare: stavo scrivendo un romanzo storico e, giunta all'ottavo mese di gravidanza, ho deciso, visto la materia, di dedicarmi a qualcosa di più leggero. E così è nato questo lavoro dove troviamo un'infermiera, ovvero una ragazza come tante, cresciuta in un quartiere popolare, figlia di una ragazza-madre, e disillusa dall'amore, che a un certo punto incontra un giovane bellissimo e ricchissimo, playboy, ma segnato da diverse vicissitudini e con alle spalle una famiglia sfasciata. Tra i due nasce l'amore e la ragazza si rende conto che certe cose accadono anche a "una come tante". Poi naturalmente, come da prassi per i romanzi rosa, avverrà qualcosa che allontanerà i due...

R: E qua, non spoileriamo e passo all'altra domanda: rispetto ai tuoi precedenti lavori, Il posto del mio cuore che cos'ha in più o in meno?
E: Ha in più la ricerca nel linguaggio che già avevo portato avanti con Un qualunque respiro. Questo romanzo è un flusso di coscienza: scritto di getto in meno di un mese, è arrivato alla pubblicazione quasi così com'era; Il posto del mio cuore è stato invece più pensato, anche perché alcuni spezzoni erano lì da tempo.

R: In effetti ho colto questa differenza... nella storia di Eliana, che ho recensito, ho trovato una sorta di monologo, mentre in quella di Alma c'è una maggiore strutturazione. 
E: Sì, tieni conto che cerco di far parlare i personaggi. Non a caso uso la prima persona perché, mi permette di costruire un fil rouge che con la terza persona perderei. Questo ovviamente non significa che io non ami la scrittura in terza persona; semplicemente mi "trovo" meglio con la prima.

R: Questione di affinità, insomma. E a proposito di scrittura, hai dei riti?
E: Ho visto che quando abbandono un romanzo, di solito non lo prendo più in mano, quindi, se sono in fase di prima stesura scrivo almeno alcune righe o una pagina ogni giorno. Una volta scrivevo solo se ispirata... un buon modo per mettere da parte il romanzo e non finirlo mai! Mi sforzo quindi di essere costante, e così ho notato che riesco a concludere un libro in tempi brevi. Ovviamente questo non significa averlo terminato: ogni libro ha un proprio percorso e quando metti la parola Fine inizia quella fase  che va dalle tue correzioni alle persone con cui ti rapporti, soprattutto quando approdi alla casa editrice.

R: Emily hai tante idee pronte e in scrittura, giusto?
E: Esatto e mi piacerebbe tentare la carta del self publishing. Se fino a pochi anni fa era un ambito bistrattato, ora, sentite molte amiche autrici, lo vedo come un'opportunità in più. Ci sono scrittrici che lavorano per realtà editoriali importanti che al contempo pubblicano libri come self. Alla fine si tratta di un settore assimilabile all'Indie in quel della musica...  Senza contare che ci sono diversi casi di autrici self che sono arrivate a grossi editori proprio grazie a questo strumento.

Si è quindi parlato dell'argomento editoria e delle opportunità annesse e, dopo aver letto un brano tratto da Il posto del mio cuore,  Emily ha chiacchierato amabilmente con il pubblico che non avrebbe lasciato la libreria... peccato che il tempo sia un tiranno e ci siamo dovuti salutare!
Ma resta impresso nella memoria questo bel pomeriggio letterario
.

Grazie a Emily Pigozzi e in bocca al lupo per questo e per i progetti che verranno!

Grazie a chi era presente!

E un grazie speciale al blogger e scrittore Roberto Baldini e all'amico lettore e storico Fabrizio Vianale che è venuto a Mantova dalla provincia di Bologna.



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