domenica 29 maggio 2016

29 Maggio: le confessioni, quattro anni dopo

Di Roberta De Tomi

Milena vive in una casa di campagna, porta a spasso il suo cane e vive una quotidianità fatta di solitudine. Ha infatti perso da pochi anni la madre e non ha mai conosciuto il padre. Della sua vita, i vicini sanno poco, anche se vorrebbero saperne di più per imbastire il loro romanzo popolare. Elena, però, non bada a niente e a nessuno, fino a quando non accade quell'evento. Una scossa. Fortissima. E lo shock di Milena che resta immobile a giocare con la ghiaia, i pensieri azzerati, malgrado il passato stia giocando a scacchi con lei. E così inizia il romanzo.


Milena, la ragazza che "vive" il terremoto. Nicolò, il ragazzo che scappa dal terremoto. Nicole, la ragazza che scopre in cosa consiste il terremoto, mentre la sua vita è attraversato da quello legato alla sua condizione di NEET. Tre vite parallele ad altre, nel romanzo della catarsi. L'ho scritto in un periodo difficile, quando ancora le scosse attraversavano la mia terra martoriata. Ho raccontato il disagio di una doppia condizione, forse complessa, pasticciata, ma scrivere Magnitudo Apparente (Lettere Animate - ebook) è stata un'occasione per rielaborare quello che avevo dentro, attraverso i personaggi del romanzo.

Sono passati quattro anni dall'evento. Oggi, 29 Maggio, il cielo sembra voler commemorare quel giorno funesto. Io ricordo la scossa, il resto sono memorie liquide e tagli rimasti dentro che si stanno ancora rimarginando. Quell'evento ha lasciato delle ferite che nei mesi successivi hanno avuto ripercussioni sulla mente e sul cuore di tutti. Da quel giorno, non siamo stati più gli stessi. E dopo la paura, abbiamo iniziato a cogliere il valore di un raggio di sole e di un sorriso in maniera diversa.
Per quanto mi riguarda, spossata e in fuga da me stessa e da una paura rimasta dentro come un fantasma malefico, sono stata sospesa per alcuni anni. Lo dico senza vergogna, mostrando le ferite e le fragilità che si velano troppo spesso di ipocrisia. Lo confesso: questi sono stati i quattro anni più duri della mia vita. In fuga da me stessa, in cerca di me stessa. E da circa un anno, questa fuga ha preso un'altra definizione, mentre cerco di costruire le mie coordinate.

Due anni fa è uscito Magnitudo Apparente. Un'urgenza di racconto dettata dalla voglia di mettere in fila il caos che mi ha portato a dare una definizione della mia vita, allontanando le persone negative e sbagliate e avvicinando quelle a me affini. Ma quel terremoto non lo dimenticherò. Non lo dimenticherò, non dimenticherò quello che ha strappato e distrutto; non dimenticherò neppure le lezioni che ci ha dato, laddove vogliamo, vogliamo, vogliamo.

Arriva il momento in cui  rivaluti ogni cosa. Soprattutto quando pensi che una tegola ti sarebbe potuta cadere in testa, e non metaforicamente, portando conseguenze devastanti nella tua vita o portandoti alla morte.

Da allora, un sorriso vale oro, come una mela colta o come l'abbraccio di un amico che c'è ancora.

Non diamo per scontato nulla. Le cose che contano sono altre e non sono un sabato sera saltato per un divertimento mancato o le marcature del tempo di un Peter Pan (sindrome dilagante) incapace di sapere cos'è l'amore o che se la prende per sciocchezze. Non sono battaglie di ideali inutili verso esseri umani che la vedono diversamente. La vita è ora, una canzone che ascolti, un ricordo che rivivi ma senza mitizzarlo, il tempo che scorre e che devi afferrare per costruire qualcosa, concretizzando le tue fantasie. La vita è troppo breve per perdere tempo ed essere inconcludenti, momenti di ozio a parte che servono a ricaricarsi. La vita non può essere l'edonismo degli anni Ottanta con  cui hanno plasmato generazioni, laddove serve azione e un po' di impegno.

Ci siamo, siamo fragili ma viviamo. E che la forza sia con noi, evitando battaglie inutili e contro, persi  in futili infantilismi.

Così, quattro anni dopo, alcuni sogni si avverano, come accade per Nicole. Ma si smette di dare per scontato i sogni, ora progetti concreti da sudare e frutto del lavoro duro, non solo del caso e della fortuna, che vanno sempre colti.

Questa notte mi sono svegliata e, sporgendomi dalla finestra della mia stanza, tra le fronde di una pianta, ho visto una luce che brillava. Da quanto tempo non vedevo una lucciola? Da anni. Sono rimasta a osservare quella lucciola. E mi è sembrata bella, bellissima, seppur minuscola.    

2 commenti:

  1. Roberta..
    nemmeno io ho dimenticato, e non smetto mai di pensare, che ogni singolo giorno..ogni singola cosa..ogni singolo progetto di FUTURO, potrebbe essere spazzato via, solo con il TAC!..del GRANDE FRATELLO.

    Ma preferisco pensare, sempre...DOMANI, RIVEDRO' ANCORA LE LUCCIOLE!!!
    Nulla di piu'; nulla di meno.
    Diversamente, non si vive piu'...

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    1. Ciao Barbara,

      siamo fragili e non sai cosa potrà accadere, ma bisogna essere forti. Un abbraccio, anche se forse è poco. Con il terremoto si era così solidali, ce lo stiamo dimenticando già? Mi sa... Dovremmo tutti uniti... Un abbraccio, di nuovo...

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