giovedì 29 settembre 2016

L'intervista: Diego Collaveri e il suo Segreto del Voltone

Diego Collaveri, un artista
a tutto tondo
di Roberta De Tomi

Lo abbiamo già intervistato, ma è sempre un piacere averlo ospite. Già perché Diego Collaveri, oltre ad essere un artista a tutto tondo, è uno scrittore notevole per stile e idee. Diego ci racconta della sua ultima fatica, Il segreto del Voltone (Fratelli Frilli, leggi qui la presentazione) e ci anticipa qualche progetto.
Ma andiamo all'intervista.



L'ultima fatica di Diego 
Ciao Diego, bentornato su Words! Una prima domanda è questa: con Il segreto del Voltone non troviamo Quetti ma l’Ispettore Botteghi. Raccontaci qualcosa di lui… Chi è, se è ispirato a qualcuno in particolare.
Salve a tutti, è un piacere essere di nuovo qui. Sì, questa è la seconda avventura del commissario Botteghi dopo L'Odore Salmastro dei Fossi. Botteghi è il classico protagonista noir, un uomo dalla vita privata a pezzi e con un passato sulle spalle molto pesante. A differenza dell'altro mio personaggio, l'ispettore Quetti protagonista della serie Anime Assassine, che era ispirato ai classici personaggi dei film noir con Humprey Bogart, Botteghi è un qualcosa di più comune, più vicino al nostro reale. Devo essere sincero, se tu mi chiedessi com'è fatto, quali sono i suoi lineamenti, non ti saprei rispondere con precisione; ho solo l'imprinting della sua voce, dovuto al fatto che tutto il libro è narrato da lui in prima persona, magistralmente interpretata dal doppiatore Fabrizio Pucci nel book trailer del libro.

E ovviamente abbiamo il ritrovamento di un cadavere. Quali sono le circostanze?
Una mattina alcuni pescatori vedono un cadavere galleggiare tra le barche ormeggiate nel fosso, il canale che attraversa la città di Livorno, proprio vicino alla zona chiamata il Voltone, una grande galleria che scorre sotto una delle piazze principali della città. Quando i poliziotti recuperano il corpo, subito si accorgono che l'uomo, un turista americano, è stato accoltellato. Botteghi pensa a una rapina finita male, col ladro che poi ha cercato di occultare il corpo gettandolo nel canale, ma presto scoprirà che c'è ben altro sotto.

Intorno a quali segreti e misteri verte l’indagine?
L'indagine si intreccia con la storia di alcuni partigiani che per primi entrarono nel 1944 nella Livorno abbandonata dai tedeschi. La città era stata considerata “chiusa” a causa del pericolo delle molte bombe sganciate dagli alleati rimaste inesplose e delle mine piazzate dai nazisti prima del ritiro. Il gruppo aveva intercettato alcuni militari in fuga e leggendo dei documenti segreti che portavano avevano capito che per mancanza di tempo era stato abbandonato qualcosa di molto prezioso, essenziale allo sforzo bellico del Reich, nascosto proprio in alcuni magazzini segreti che le leggende popolane dicono esistere nell'intercapedine del Voltone. Due di questi partigiani avevano riconosciuto, nella descrizione del dispaccio, proprio la loro bottega di famiglia situata al piano terra di uno dei palazzi adiacenti alla piazza come entrata per questo labirinto sotterraneo, così decisero di verificare e ciò che trovarono li lasciò a bocca aperta. Capendo subito la sua importanza, decisero di non rivelare niente e di proteggere quel segreto negli anni successivi.

Oltre a Botteghi, ci sono dei personaggi che spiccano? In che modo e chi sono?
Sicuramente i suoi collaboratori sono essenziali in quanto pongono ancora di più in evidenza gli spigoli e le caratteristiche burrascose di Botteghi. Busdraghi è il tipico livornese, semplice ma profondo, ancorato a quei valori popolari che lo rendono reale e verace allo stesso tempo. Mantovan, giovane poliziotto trasferito da una grande città del nord, è quello più razionale, ligio ai regolamenti, ma con un senso dell'onestà e del dovere ineccepibili, amalgamati da un sesto senso che spesso impressiona persino Botteghi. La sua non livornesità è il contrasto che accentua le caratteristiche cittadine degli altri due.

Uno dei romanzi che vede protagonista
l'Ispettore Quetti
In questo tuo lavoro, che ruolo gioca l’ambientazione? Siamo ancora nella provincia, cara a tantissimi giallisti italiani? Con quali intenzioni, suggestioni e/o ispirazioni?
Diciamo che siamo in ambito urbano/metropolitano più che di provincia. L'ambientazione ha sicuramente un ruolo chiave, tanto che per questo ho deciso di rendere la città ancora più protagonista. L'intenzione era quella di mettere al centro della storia proprio Livorno e la sua storia. Ecco allora che ho sviscerato una ricerca su molti accadimenti legati al ventennio fascista e alla successiva resistenza.

E la Storia: come s’intreccia alla situazione che crei e calata in una dimensione vicina al nostro presente?
Ho creato un parallelismo tra gli avvenimenti passati e quelli dell'indagine nel presente, creando un ponte ideale attraverso le ricerche storiche che Botteghi fa ai giorni nostri per cercare di svelare quanto accaduto ai partigiani.

Dal punto di vista stilistico e della costruzione della trama, come hai proceduto? Cosa hai voluto fare o mettere in evidenza e cosa invece hai voluto evitare?
Non volevo che fosse considerato un libro storico, perché appunto non lo è. L'idea era trovare fatti interessanti che una trama fantasiosa potesse unire tra loro. Quindi gli avvenimenti storici non sono mai preponderanti sull'indagine vera e propria.

Cosa rappresenta per te questo lavoro?
Dopo il successo di L'Odore Salmastro dei Fossi, questa seconda avventura di Botteghi doveva confermare il gradimento riscosso dal primo libro. Quindi l'aspettativa che si era creata era piuttosto alta. Ho pensato che continuare sul filone prettamente noir avrebbe potuto rivelarsi controproducente, così ho deciso di mantenere l'aspetto scuro del genere nello sfondo cittadino e nel commissario, ma virare su di una storia più a cavallo tra il giallo e il thriller. Una bella scommessa, ma che alla fine ci ha ripagato vista l'accoglienza ricevuta all'uscita.

Scrivere giallo per (cose da fare) e scrivere giallo per non (cose da evitare)
Scrivere giallo per vivere indagini che altrimenti non vivrei, scrivere giallo per non annoiarmi mai.

Diego Collaveri: quando scrive che cosa mette in campo, come si percepisce quando scrive?
Adoro scrivere in prima persona, quindi quando mi metto a farlo mi calo totalmente nel personaggio come un attore che interpreta un ruolo. Riesco a viverlo, respirarlo, sentire le sue emozioni. Al tempo stesso riesco a essere anche tutti gli altri, con le loro storie, i loro retroscena. Generalmente riesco a tenere distaccato il mio personale dal personaggio che ho creato, ma questa volta ho voluto affidare a Botteghi molti ricordi del mio passato legati alla città. Ritengo che sia un modo anche per rendere più vera la storia, specie per i miei concittadini.

Rivedremo l’Ispettore Quetti in azione?
Avevo come proposito estivo di buttar giù una nuova avventura dell'ispettore Quetti, la cui trama è già pronta da circa un anno, ma purtroppo gli impegni per l'uscita de Il Segreto del Voltone si sono susseguiti e quindi non riuscirò a rispettare questo programma purtroppo. Spero di riuscire a terminarlo presto perché è una storia molto particolare, un po' diversa da quelle che ci ha abituato Quetti che questa volta sarà alle prese nuovamente con un serial killer, esattamente come accadde nel primo racconto con cui naque ben quindici anni fa.
Quali sono i sogni nel cassetto di Diego?
;-)

Hai dei progetti, delle anticipazioni?
Da qui a dicembre sarò sempre impegnato nella promozione de Il Segreto del Voltone in giro per l'Italia. Un progetto molto ambizioso tra editoria, sceneggiatura e cinema vedrà la sua prima uscita in versione ridotta a fine settembre a Civita di Bagnoregio. In cantiere la nuova avventura di Botteghi per il 2017 e a Gennaio riprenderò le vesti di docente della Scuola Carver di scrittura con il corso Scrivere per il Cinema.

Un sogno del cassetto, qualcosa da aggiungere… Un obiettivo che vorresti coronare…
Sembra strano dirlo a fine estate, ma un po' di vacanza non ci starebbe male. Scherzi a parte, mi sono prefissato degli obiettivi con Il Segreto del Voltone e devo dire che i risultati stanno arrivando, quindi ora come ora mi concentro su questo in cui sia io che la casa editrice Fratelli Frilli abbiamo creduto molto. Se dovessi proprio tirar fuori un sogno dal cassetto, mi piacerebbe che Botteghi diventasse un personaggio televisivo, soprattutto per la mia città.

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