martedì 27 dicembre 2016

La mia Biancaneve Zombie: intervista a Elena Mandolini

Elena Mandolini
di Roberta De Tomi

Elena Mandolini è un fiume in piena: in punta di penna sta portando avanti il suo percorso di autrice che l'ha portata a scrivere Biancaneve Zombie (DAE Editore - Dario Abate Editore), una versione horror della nota fiaba, già oggetto di una recensione (leggila  cliccando qui). Elena ci fornisce qualche dettaglio di questo suo ultimo cimento e ci racconta qualcosa dei suoi progetti.


Ciao Elena, bentornata! Dopo Il signore dei racconti, i Manuali di seduzioni per HOW 2 e altri progetti all’insegna della scrittura, ci troviamo con un altro titolo. Biancaneve Zombie… di cosa si tratta? Di un remake in salsa horror, di un sequel o di altro?
Ciao cara Roberta e grazie ancora una volta per lo spazio che mi dedichi e a cui è impossibile dire di no! Biancaneve Zombie è un sequel in chiave horror gotica che nasce da due semplici domande. Se qualcosa fosse andato storto? Se tutto non fosse finito semplicemente con 'e vissero felici e contenti?' L’idea è nata mentre stavo lavorando a una trilogia urban fantasy horror che mi stava procurando diversi incubi, in primis a causa di una scena per me molto forte che avrei dovuto scrivere da lì a qualche settimana e che mi consentisse di esorcizzare alcune mie paure. Evidentemente non ero ancora emotivamente pronta… Decisa, per il momento, a mettere in pausa la succitata trilogia, ho cominciato a lavorare su di un’idea nata per caso, sempre dark, ma sicuramente più divertente: i sequel delle favole della buonanotte. Biancaneve Zombie, infatti, si inserisce in un lavoro più ampio e che riguarda le fiabe che noi tutti abbiamo imparato a conoscere fin da piccoli. Ogni romanzo affronterà una favola, partendo sempre dall’idea che il famoso finale edulcorato, non corrisponde a verità e la storia che ci è stata tramandata è andata, in realtà, in maniera totalmente diversa.

In questo tuo lavoro, in che tipo di storia ci imbattiamo e con quanta paura in serbo per noi?
È una storia romantica, di vendetta, di passione, di amicizia e… di morsi e sangue! Leggo molto e sono un'appassionata di genere horror: il primo romanzo comprato da piccola per il solo piacere di leggerlo è stato It di Stephen King e alle medie ho preso una cotta per Dylan Dog. Per me, l’Indagatore dell’Incubo rappresenta il primo antieroe in carta e inchiostro che mi abbia fatto perdere la testa. Poi, crescendo e leggendo, ho conosciuto altri generi letterari che mi hanno appassionata, tra cui il paranormal romance. Da lì, però, mi sono resa conto che manca ancora una buona base di romanzi che possano coniugare romance e horror. Ho cercato di scrivere questo libro anche con l’idea di colmare quel vuoto negli scaffali, per raccontare amore e morte. D’altra parte, già nell’Antica Grecia avevano intuito quanto il binomio Eros & Thanatos fosse indissolubilmente potente e ambiguo. In Biancaneve Zombie si trova paura, sicuramente, ma anche molto sentimento e non solo tra uomo e donna, ma tra madre e figlia, tra fratelli, tra guerrieri che perseguono la stessa causa. Se potessi cercare una definizione, direi che si tratta di un horror romantico.

Hai mantenuto la struttura e gli archetipi della fiaba o hai proceduto a una particolare rivisitazione?
Ho preferito giocare con gli archetipi della fiaba, cercando di sfruttarli a mio favore, per poi ribaltarli completamente. Sicuramente leggendo il romanzo questa mia affermazione risulterà più chiara ed esaustiva. Senza svelare troppo, posso dire che la struttura segue la canonica ripartizione delle fiabe. C’è un prologo, un corpus centrale e un epilogo in cui salutiamo i personaggi e li lasciamo al loro destino. Mi sono divertita molto a giocare con due stili differenti: nel prologo ho volutamente lasciato un alone fiabesco, per poi sorprendere con un colpo di scena horror che traghetta, poi, il lettore nei capitoli del romanzo, caratterizzato da uno stile più moderno e diretto.

Parliamo di Biancaneve e subito la mente vola a quella disneyana. Ma quando leggiamo il tuo romanzo, troviamo una principessa ben diversa. Fragile ma anche determinata, ispirata fisicamente alla splendida attrice Mila Kunis e quindi, molto sensuale. Contrapposizione al modello dolce, desiderio di tratteggiare una Biancaneve diversa, voglia di lavorare su un personaggio rivisitato e corretto e/o legato allo spirito della fiaba originaria (sappiamo che le fiabe spesso sono dark e hanno componenti horror dimenticate!), tutte queste cose o altro?
Ho voluto raccontare una adolescente che diventa donna. Ho cercato di creare una Biancaneve diversa da quella della fiaba originale e, soprattutto, dalla figura che abbiamo imparato a conoscere con la Disney. È una ragazza energica, sensuale e, come hai sottolineato anche tu, ho preso spunto da Mila Kunis per le descrizioni fisiche. È un personaggio deciso e sicuro per quanto riguarda la ricerca della vendetta, ma fragile emotivamente, soprattutto se rapportata con Endor, un personaggio che le sconvolgerà la vita ben oltre ogni sua immaginazione. La mia Biancaneve sa cosa vuole e cerca di capire come ottenerlo. È consapevole del suo corpo femminile e di come sia cambiato, è conscia della sua bellezza e, come tutte le ragazze il cui corpo diventa quello di una donna, è curiosa verso di esso, desiderosa di mostrare la sua avvenenza ma anche paurosa nel farlo.

Ma soprattutto, Biancaneve è una zombie. Dettaglio non trascurabile. Che cosa l’ha resa così se vuoi dirlo e che non-morta è?
Domanda difficile. È una zombie con una coscienza. È consapevole che, per poter sopravvivere con una razio sana e delle facoltà intellettive, deve cibarsi di carne umana e viva. Questa accettazione della sua nuova condizione di non – umana, di Divoratrice, come l’ho definita nel romanzo, passa attraverso un difficile percorso fatto di pentimenti, desideri e frustrazioni. Ovviamente troverà la sua strada… La mia Biancaneve è una zombie molto umana, ma sempre pronta a saltarti al collo.

A quali zombie ti sei ispirata (se a qualche zombie ti sei ispirata…)?
In realtà non mi sono lasciata ispirare da zombie cinematografici o letterari, pur essendo una appassionata di questo sotto genere horror. Ho cercato di discostarmi, proprio perché Lei è una zombie differente.

Nella vicenda metti in evidenza il rapporto con la madre. Secondo quali dinamiche e modalità?
Il rapporto tra madre e figlia è sempre carico di emozioni, forti legami affettivi, ma anche conflittualità, contrasti e scontri. Per una bambina, la madre rappresenta il primo modello di donna con cui rapportarsi e da cui trarre insegnamenti. Ovviamente, è anche simbolo di amore e rifugio e Biancaneve, nel corso del romanzo, ricorda più volte sua madre. Sono ricordi spezzati, piccoli flash di quando era bambina che le fanno sentire ancora di più la mancanza nella sua vita di questa figura così importante.

E i nani, che ruolo hanno?
I nani rappresentano non solo la classica figura dell’aiutante dell’eroe ma possiedono una valenza simbolica notevole che, man mano che la storia si dipana, diventa sempre più evidente. Ma non vorrei svelare troppo, poiché il loro ruolo esplode proprio nel finale del libro…

Ci sono dei personaggi -vecchi o nuovi- che spiccano in modo particolare?

Biancaneve incontra vecchi amici e nuovi compagni di avventura, come anche nuovi nemici e ostacoli da affrontare. I nani sono il porto sicuro della fiaba originale e, anche nel mio romanzo, sono ovviamente immancabili. Tra i nuovi personaggi, sicuramente Endor è colui che maggiormente scuoterà l’animo della protagonista, facendole scoprire mondi ed emozioni mai provate prima.

La Biancaneve di Elena è ispirata
all'attrice Mila Kunis
In questo romanzo, c’è anche l’amore. Sappiamo che amore e morte sono spesso correlate, in particolare nella letteratura gotica. In questo caso c’è questa correlazioni e come si pone nella tua visione?
Biancaneve è un’eroina passionale, sia quando ama che quando uccide. Le sue emozioni sono forti, a volte caratterizzate da puro istinto, ma sempre guidate dalla passione che si trasforma in amore per quanto riguarda i nani e in desiderio di morte per i suoi nemici giurati. In questo caso, il fulcro di questo binomio è, quindi, proprio Biancaneve: una non – morta che sa amare indissolubilmente.

Per quanto riguarda la rappresentazione dell’ambientazione, hai mantenuto gli stilemi della fiaba, con tempo e luogo calati in una dimensione non precisata oppure hai dato delle connotazioni particolari?
Ho preferito calare in un non luogo e in un non tempo, anche se ho dato comunque degli input ben precisi che possono a tratti ricordare il Medioevo. Per quanto riguarda Aroha, la città in cui si trova il castello di Biancaneve, ho giocato con il paese in cui è nata mia madre: Pitigliano, un bellissimo borgo medioevale nel cuore della maremma toscana. Inoltre, mi sono divertita a giocare coi nomi dei luoghi, dandogli dei significati specifici e traducendoli nella suggestiva lingua Maori. Per esempio Aroha significa amore, affetto, passione. Lo trovavo perfetto per la città di Biancaneve.

Dal punto di vista della struttura, come l’hai impostato?
Ho preferito giocare con la struttura della fiaba classica. Prologo, corpus ed epilogo. In realtà, ho seguito anche i canonici tre atti con cui generalmente si suddividono le sceneggiature cinematografiche. Ho dosato colpi di scena e punti di svolta secondo un iter che ben conosco, grazie al mio precedente lavoro come critica cinematografica.

Parlando di sviluppo della trama e delle tecniche narrative, nonché del linguaggio, quali scelte hai operato e quali invece hai evitato? Per quale/i ragione/i?
Come spesso mi capita quando scrivo, inizio a lavorare con un’idea ben precisa, ma poi accade tutt'altro. Iniziando a scrivere il romanzo mi stavo rendendo conto che lo stile impostato non era giusto per la storia che volevo raccontare. Era un lavoro forzato che non stava venendo come avrebbe dovuto e come io avrei voluto. Mi sono concessa una pausa e mi sono lasciata andare: molto meglio!

Come vedi la tua Biancaneve?
Bella e sexy nel corpo, ma con gli occhi ingenui di una bambina che ancora deve e vuole scoprire il mondo che la circonda. Ammetto che mi fa molta tenerezza. In un certo senso, caratterialmente, mi ricorda la me stessa adolescente: curiosa, ma anche timorosa.

Stai scrivendo una trilogia urban fantasy. E poi una nuova fiaba. E mettiamoci un romanzo di fantascienza distopica. Insomma sei un fiume in piena. Ci vuoi raccontare qualcosa dei tuoi progetti? O se non vuoi dire troppo, cosa vorresti realizzare con queste tue opere? Con quali ispirazioni e aspirazioni?
La mia CE, la DAE, costola della How2, mi sta dando tanto spazio per crescere. Grazie a loro ho potuto pubblicare una seconda edizione il mio primo romanzo Il Signore dei Racconti e ho potuto dar vita a Biancaneve Zombie. Attualmente, sempre per loro, sto scrivendo una nuova fiaba, di cui, però, non voglio svelare nulla. In futuro vorrei riprendere le fila della trilogia urban fantasy horror e dedicarmi a questo romanzo di fantascienza distopica a cui mi sto legando molto. Di idee ne ho tante, tra cui anche una saga paranormal horror romance ambientata nell’Europa di fine ‘800. Se solo avessi giorni fatti da 48 ore sarebbe perfetto!

Il mondo del fantasy: per Elena è…
Magia… Rifugio… Libertà…

Un altro romanzo di Elena, by
Dario Abate Editore
Se vuoi aggiungere altro su scrittura, sogni, idee… propositi…
Tutto! Avrei tremila sogni da portare a termine… Vorrei riuscire a scrivere tutti i romanzi che ho in mente. Viaggiare e conoscere culture differenti che possano arricchirmi come persona e come scrittrice… Vorrei fare un corso di pasticceria amatoriale, vorrei seguire un corso di fotografia digitale, vorrei iscrivermi a tango… Non starei mai ferma! Chissà se, sassolino dopo sassolino, non riesca a fare tutto! Fermarsi, in fondo, è come morire!
Ci tenevo a ringraziare di cuore Daniele Corradi, il mio editor, che ha avuto e ha tanta pazienza con me, che mi ha bacchettata a dovere quando era necessario e si complimentava quando poteva farlo e ringrazio anche Dario Abate, editore della mia CE. Grazie a loro, sto vedendo e toccando con mano i frutti di tanti sacrifici. Grazie, grazie, grazie! Immancabilmente al mio fianco, c’è il mio compagno Alessandro che spesso si sorbisce i miei deliri in fase di scrittura: non posso non ringraziarlo. E, infine, i miei genitori: vorrei che questi libri fossero un piccolo ringraziamento per tutto quello che hanno fatto per me!

Grazie a te Roberta! È sempre un onore trovarmi ospite nel tuo blog!

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