sabato 9 dicembre 2017

Intervista a Francesco Folloni: con "Breaking History" la cultura è rottura di schemi, contro ogni complottismo


La cover del libro di
Francesco Folloni
di Roberta De Tomi
Un libro e un sito che nascono con un intento ambizioso: rompere con gli schemi delle cosiddette teorie complottiste e fake news, per fare luce sui buchi neri della conoscenza e della cultura.
Breaking History (vai al sito, clicca qui) è il frutto del work in progress di Francesco Folloni, giovane giornalista modenese, brillante e intraprendente, che vuole cercare di andare oltre le apparenze.  Il tutto a partire da un presupposto: la Storia non può essere studiata come un mero manuale, non è un insieme di date ed eventi da memorizzare meccanicamente, ma è una materia che va compresa; perché dalla comprensione nascono le rotture di schemi precostituiti, frutto di un'errata visione della materia e della conoscenza. Da qui, la (ri)nascita della cultura.



Per info: https://breakinghistory.it
Diamo il benvenuto a Francesco Folloni, giornalista di ModenaToday, appassionato di Marketing, autore di un libro veramente attuale, Breaking History e vi dico perché. Di recente le fake news sono diventate oggetto di discussione e polemica. La mia prima domanda, quindi, si collega all’attualità, ed è questa: che connessione c’è tra le fake news e il tuo libro?
Ciao Roberta e grazie dello spazio che mi hai dedicato. Guarda, il collegamento c'è già dal titolo, perché quel Breaking deriva dal termine giornalistico Breaking News con cui si identificano le ultime notizie. Al tempo stesso però Breaking significa anche rompere e il libro vuole proprio rompere certi schemi circa le teorie del complotto, i falsi miti della storia e anche la nostra percezione della realtà. Le fake news sono un grande contenitore dove ci stanno dentro tutte queste cose, che sono frutto a volte dell'ignoranza e altre volte dell'interesse, anzi nel libro parlo anche molto volentieri di quest'ultimo. C'è un giro di soldi dietro a queste cose, ricordiamocelo sempre.


Che cosa sono le fake news e dal tuo punto di vista di giornalista, nonché appassionato di Marketing, a cosa vuole mirare? Credi che si trattino di “distrazioni mediatiche” volte a distogliere l’attenzione delle persone da temi più importanti e/o concreti? O sono il frutto di elaborazioni di leggende che partono dal basso? O... altro?
Le fake news ci sono da sempre, tanto che il libro percorre la storia delle false notizie dall'antichità ad oggi. Questo perché il parlare male è molto più facile da trasmettere rispetto al parlare bene, perciò venne usato questo metodo dagli storici romani contro Nerone o dai fratelli Grimm per definire il Medioevo un periodo buio. E' tutto volto alla denigrazione dell'avversario e l'avversario è la realtà dei fatti purtroppo. Breaking History non è un libro neutro, anzi è davvero di parte, perché sa benissimo che questa è una guerra, dove da un lato ci sono creatori di mistificazioni e dall'altro l'informazione che controlla le fonti, le intervista e che si informa. E onestamente amo la trincea dove si è posto Breaking History.

Quali argomenti tocchi in Breaking History? (Senza spoilerare troppo, ma incuriosiamoci un po’!)

Come dicevo è un viaggio dall'antichità ai giorni nostri attraverso le varie teorie del complotto e falsi miti della storia. Andrò a dimostrare come non siano storicamente esistiti il diluvio universale, Atlantide, il Santo Graal, così come smonterò libri come Il Codice Da Vinci o il documentario Zeitgeist. E poi farò controllare le teorie più contemporanee come la terra piatta, gli antichi astronauti o i rettiliani.

Quali sono le fonti cui hai attinto ma, soprattutto, quali obiettivi ti poni con questa pubblicazione?

Le fonti sono sempre fonti pubbliche, ovvero libri, documentari, studi precedenti, blog di studiosi ed esperti. Il tutto per dare un libro che in 130 pagine riesca a fornire alle persone una prima corazza contro queste false notizie che alimentano solo l'ignoranza. Purtroppo in Italia la storia viene raccontata come un insieme di date e fatti, senza mai analizzare per davvero le cose e così le persone, proprio per questa impreparazione, sono più facilmente attratte da queste teorie assurde. Breaking History rompe questo meccanismo dando un piccolo aiuto, ma è solo un primo passo, perché sarà dopo compito del lettore informarsi sempre di più ed informare i propri amici, familiari, colleghi di lavoro e chiunque incontri.

Un argomento che appassiona e ispira da anni cinema e televisione, ma anche persone e cittadini di tutte le età ed etnie, è quello legato agli extraterrestri (e relativi dischi volanti). Ci sono numerosi casi di contattismi riportati dalle cronache, in bilico tra fantasia e realtà; esistono molte pubblicazioni sull’argomento e molti siti che riportano aneddoti, video, immagini sul tema; molti risultano credibili. Per non parlare delle opere d’arte che presentano, secondo alcuni interpreti, dischi volanti. Tu come ti poni rispetto a questi aneddoti? Secondo te gli alieni sono tra noi o siamo noi esseri umani gli alieni? O hai un’altra tesi?
E' vero che ci sono alcune persone che dicono di aver avuto un contatto con extraterrestri e io nel libro non  dico che attualmente non ci possano essere extraterrestri, né nello spazio né sulla Terra, però dico che non ci sono prove storiche del loro intervento nella storia umana. E qui prendo la palla al balzo perché, per esempio, i quadri che raffigurerebbero dei dischi volanti sono esattamente quello che io nel libro definito “L'interpretazione dell'occhio moderno”, ovvero siamo portati come esseri animali ad associare segni e simboli al nostro conosciuto. E' ovvio che il nostro sapere non è assolutamente simile a quello di una persona vissuta nel Quattrocento. E così vediamo dischi volanti dove evidentemente ci sono delle nuvole. E ancor più, devi sapere che le nuvole erano usate nell'arte Rinascimentale per indicare gli angeli, proprio perché vi era una reinterpretazione naturalistica, perciò non erano certi dischi volanti.

Quando parliamo di alieni, parliamo inevitabilmente di teorie complottiste e cospiratrici e del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale. Queste teorie contemplano idee che coinvolgono anche il mondo della musica e dello show-biz, facendo riferimento a simboli più o meno celati che si collegherebbero all’esercizio di poteri superiori a noi “comuni mortali”. Ritieni che ci sia un piano che vuole portare a costituire questo Nuovo Ordine Mondiale? O questo Nuovo Ordine in realtà è qualcosa che si lega al corso degli eventi e della storia?
La caratteristica tipica delle teorie del complotto è che sono come le ciliegie, una tira l'altra. E così si passa in un batter d'occhio dalla piramide di Kheope all'origine aliena dell'umanità. Il fatto è che tutte queste teorie non sono teorie scientifiche, ma teorie della fantasia umana, in quanto nessuna di esse porta avanti una sola prova che in un laboratorio di ricerca sarebbe considerata utile per l'esperimento di verifica. L'idea del Nuovo Ordine Mondiale sapete quando nasce? Nasce quando vennero pubblicati dei falsi documenti, noti come I Protocolli dei Savi di Sion, che servivano per dimostrare il complotto giudaico a favore di una dittatura semitica sul mondo. Ecco perché chi sostiene questa teoria parla sempre di complotto giudaico-massonico. E questi protocolli sono gli stessi usati per giustificare eventi “simpatici” come la Shoah. E ciò che fa più ridere, se non piangere, è che questi documenti non sono altro che una reinterpretazione in senso antisemita di un libretto comico dell'Ottocento di un dialogo con protagonista Macchiavelli. Anche in questo caso si usa il mito del Nuovo Ordine Mondiale per andare a giustificare tesi ingiustificabili dai fatti. Per me il Nuovo Ordine Mondiale esiste laddove più persone con grande potere si uniscono per usare male quel potere, togliendo giustizia, diritti e libertà. Non c'è bisogno di inventarsi gli alieni per raccontare queste ingiustizie.
Illuminati sì, illuminati no?

E a proposito di questo, si parla spesso di canzoni, videoclip, film con messaggi subliminali che farebbero leva sui desideri più o meno inconsci degli esseri umani. Che siano soltanto il frutto di qualcuno che vuole vedere qualcosa che in realtà non c’è? Casualità? O in fondo, è una questione di marketing: inserire certi elementi, in opere che nascono per fare business, è parte del gioco e della società che sul marketing è basato?

Come ogni volta che si lancia un contenuto, non tutti i messaggi vengono comunicati in modo esplicito, e anzi si cerca spesso di usare la comunicazione implicita o subliminale per aumentare la visibilità di quel contenuto. Sai, se ti dicessi che Breaking History è finanziato dal Nuovo Ordine Mondiale, molte più persone le acquisterebbero perché questa sarebbe una mossa di marketing molto intelligente. E quindi, lo ammetto, prendo stipendio dagli Illuminati.

In questo momento condividiamo lo stesso datore di lavoro... Okay, la smetto, torniamo alla scrittura del libro: quali difficoltà hai incontrato (se ne hai incontrate) nella sua stesura? Su cosa ti sei concentrato e cosa, invece, hai evitato di fare?

Guarda, spesso penso che un libro nasca da quel che vuoi evitare più che da quel che vuoi raccontare. Infatti ho voluto assolutamente evitare di raccontare ciò che era già stato narrato, o per lo meno scegliere un binario nuovo rispetto ad argomenti tipici. E poi l'arma che penso sia quella vincente in questo libro non è tanto il contenuto ma lo stile di scrittura, che è sì analitico ma altrettanto ironico. Quando senti teorie senza prove, che vengono urlate come verità calata dal cielo, allora non si può che prenderle in giro. E qui ovviamente la difficoltà di essere sì ironico, ma anche specifico e attento ai dettagli.


Come già detto, siamo in una fase storica molto delicata. In questo periodo si sta notando un forte proliferare delle discipline olistiche di ascendenza orientale. Come se l’essere umano fosse in cerca di qualcosa che vada oltre il razionalismo. D’altro canto sembra che si stia verificando l’esplosione di forze represse, con episodi di violenza anche estrema, sia a livello di gruppi che di individui. Secondo te, è effettivamente così, stiamo passando una fase di smarrimento o è il preludio a una sorta di evoluzione o regressione? Come vedi, insomma, questa fase storica e secondo te, quali sviluppi si prospettano? Un nuovo Medioevo? Un Rinascimento?
Chi vede questa fase storica come repressiva e violenta non ha aperto un solo libro di storia. Le persone occidentali di oggi vivono meglio degli imperatori romani, con migliori medicine, mezzi di trasporto, una prospettiva di vita più lunga, la possibilità di evitare la guerra, l'abbassamento del tasso di criminalità e poi senza contare che mai come in questa fase è possibile, grazie al digitale, comunicare a più persone e a fare una scalata sociale. Questa è l'epoca con più strumenti a disposizione, bisogna però vedere come verranno usate, perciò potremmo farci tanto bene quanto tanto male. Quando leggiamo le fake news su internet, per esempio, ci stiamo facendo tanto male, ancor più se poi le riteniamo vere.

Che cosa rappresenta questo libro nel tuo percorso?

Rappresenta l'unione delle due più grandi passioni che ho sempre. Da un lato la Storia, che non solo è la mia materia preferita, ma di questo scrivo da anni ogni giorno in più giornali e di questo parlavo anche da piccolo. Per esempio alle elementari, di ritorno dalla gita di giornata, sull'autobus ho intrattenuto delle persone raccontando loro scoperta dell'America, e questo perché mia mamma aveva raccontato a me quella storia. Sedici anni dopo in Breaking History smonto completamente quella storia, ed è questa la seconda passione, ovvero quel giornalismo che non si ferma davanti alla prima risposta plausibile, ma scava sempre più a fondo nella verità.

Quali sono i tuoi obiettivi, che cosa ti poni? E per il futuro?
Ne ho davvero tanti. Il più imminente è portare avanti la web serie Breaking History, che affronterà in mini video lanciati sui social curiosità storiche e teorie del complotto, e stiamo andando bene dato che in pochi giorni siamo già a 5 mila visualizzazioni per video. E poi sicuramente far crescere una community di amanti della storia, grazie all'aggregazione di persone e di associazioni. Chissà che questo progetto non possa essere il primo mattone per costruire una grande casa chiamata cultura. Una casa dove sarebbe bello avere tante idee diverse, ma dove le fake news una volta entrate, non siano cacciate fuori, ma smontate pezzo per pezzo, in perfetto stile Breaking History.


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