sabato 30 giugno 2018

Intervista a Carla Casazza: "UniWol: e se non ci fossero più limiti?"

Carla Casazza, ideatrice e co-fondatrice
di UniWol, da 25 anni lavora
nell'editoria
di Roberta De Tomi

La rete: uno strumento prezioso, spesso difficile da realizzare in ambito editoriale, dove tra difficoltà legate allo stato della cultura e alla conformazione del mercato italiano, individualismi accentuati, circoli chiusi e autoreferenziali e le ormai note "guerre tra autori e autrici", spesso gli "addetti ai lavori" (esordienti e non) trovano forti difficoltà a operare. Accanto, troviamo un altro concetto: l'internazionalizzazione. Lo sguardo al mondo, aperto e fluido, alla ricerca di opportunità e ampliamenti di orizzonti e prospettive capaci di accrescere chi dell'editoria vuole fare un mestiere.
UniWol (vai al sito: clicca qui) nasce partendo da questi presupposti, ampliandoli: si tratta infatti di un  network professionale nato con lo scopo di favorire collaborazioni tra scrittori, traduttori, editori, illustratori, agenti letterari e operatori culturali di tutto il mondo.


Il logo di UniWol
La piattaforma che costituisce il cuore della start-up è stata studiata “su misura” pensando sia a chi si occupa di editoria per professione, sia a chi si affaccia all’affascinante mondo della letteratura e della narrazione come esordiente o freelance, per aiutarlo a trovare i collaboratori più adatti insieme ai quali realizzare il suo progetto editoriale e diffonderlo nel paese in cui vive o all’estero.
A tale scopo, oltre alla sezione social, UniWoL mette a disposizione notizie, informazioni, segnalazioni di bandi e finanziamenti, corsi di formazione professionale, ebook, servizio di editing e correzione bozze, consulenza legale e fiscale: strumenti utili ed efficaci pensati appositamente per consentire agli iscritti di svolgere al meglio la loro attività in ambito editoriale.

Carla Casazza, ideatrice e co-fondatrice di UniWol, ci spiega come è nata, quali sono le professionalità che vi operano e quelle che possono aderirvi e come funziona la piattaforma, indicandone opportunità e potenzialità. 

Ciao Carla, benvenuta! Parliamo di UniWol. Da chi e da cosa è nata l’idea di creare questa realtà?

Grazie! Ciao! L'idea di Uniwol è mia, ci lavoro da vari anni. Ne ho parlato a un amico che ha creduto nel progetto, siamo diventati soci e ci siamo messi d'impegno per realizzarlo. Lavoro da da 25 anni nel mondo dell'editoria e ho potuto constatare che ancora oggi, nonostante i nuovi mezzi che hanno favorito la diffusione della letteratura indipendente o minore, l'anello debole resta la traduzione in altre lingue, la possibilità di divulgare le letterature in altri paesi. Perché spesso sono solo i grandi successi a essere tradotti e non si ha la possibilità di leggere autori di valore seppure meno noti o commerciali. Perciò ho pensato di costruire uno strumento che potesse, nel suo piccolo, permettere a tutte le forme di narrazione (letteratura, poesia, racconti a fumetti, ecc.) di non restare relegate nel loro paese d’origine ma che aiutasse la loro traduzione e diffusione in tutto il mondo.

Chi sono le “anime”  di UniWol? Quali sono i loro background professionali e culturali?
Oltre a me, che sono giornalista e lavoro anche come editor, consulente editoriale, book coach, c'è il mio socio: è appassionato di libri e letteratura ma nella vita fa tutt'altro. Poi c'è Davide Tozzoli, fondamentale per Uniwol, un web developer molto bravo che ha creato il network e il portale da zero. Inoltre possiamo contare sulla collaborazione di alcune editor e scrittrici di grande esperienza provenienti da Italia, Spagna e Canada (Francesca Buran, Maria Quintana Silva, Licia Canton). Lavorano con noi la traduttrice Al-Nahir De Los Angeles Perez Bracho e alcuni altri collaboratori che presto “sveleremo”.

Ci sono degli ambiti di preferenza su cui il network intende focalizzarsi con particolare attenzione? Quali sono questi ambiti e come si intende operare per attuare una crescita?
L'idea fondante di Uniwol è fornire strumenti utili a chi opera in ambito editoriale per diffondere i propri lavori soprattutto in altri paesi e creare progetti in sinergia con colleghi di tutto il mondo. È ovvio che, per come è strutturato, Uniwol può essere più utile ai singoli professionisti o a piccole medie realtà imprenditoriali. Lo abbiamo studiato per loro e a loro principalmente ci rivolgiamo senza confini, in tutto il mondo. Ora infatti è on line solo il sito italiano ma entro luglio dovrebbe essere on line anche quello in inglese che sarà seguito in autunno da quello  pagnolo, mentre stiamo già lavorando a quelli in tedesco e francese. Siamo convinti che fare rete sia l'unica forza che possiamo avere noi “pesci piccoli” del mondo editoriale perciò oltre a essere Uniwol stesso uno strumento per fare rete, sarà con questo principio che intendiamo crescere: offrendo buoni servizi e contando sul passaparola che nascerà da chi ci trova utili.
Carla Casazza crede fortemente nella
rete e nell

A proposito della domanda 3, una forte attenzione è data all’internazionalizzazione. Indubbiamente, quando si pensa all’editoria internazionale, la lingua di riferimento diventa l’inglese. Ma dal vostro punto di vista, ci sono altre interessanti prospettive internazionali? Quali e rivolgendosi a quali bacini?

Attualmente i mercati editoriali più fecondi per i libri tradotti sono quelli asiatici (India, Cina) e sudamericani per cui diviene importante essere tradotti in inglese e/o spagnolo se si vuole fare il salto di qualità ed essere letti da molti più lettori rispetto per esempio alle misere cifre italiane. Chi pubblica in inglese e spagnolo può rivolgersi a un bacino di lettori enorme. Ecco noi vorremmo essere nel nostro piccolo uno strumento che permette agli scrittori e illustratori (ed editori) di fare conoscere le loro opere a questo immenso bacino di lettori.

Si parla spesso di crisi dell’editoria (connessa a quella più generale dell’economia) . Ogni crisi, però, cela sempre delle opportunità. Dal vostro punto di vista, questa crisi deriva da approcci desueti, da una saturazione che ha portato l’editoria a un punto morto, oppure dipende da una trasformazione più complessa?
L'editoria ha subito il colpo di coda della crisi economica mondiale e purtroppo, come accade spesso con i prodotti culturali, ne ha risentito più di altre aree economiche. Se poi ci riferiamo al nostro paese, una politica che ha distrutto la scuola, non capisce l'importanza della cultura e ha trasformato gli italiani in una nazione con un livello culturale desolante, capiamo bene perché l'editoria è alla canna del gas.

Dal vostro punto di vista di attività giovane e di recente creazione, tra rischi e obiettivi, quale rapporto ponete tra i due termini? Se vedete un rapporto…

Premetto che aprire un'attività in Italia senza avere alle spalle grandi capitali oggi è un salto nel buio, e lo è anche nel caso di una start-up che sulla carta dovrebbe essere sostenuta e agevolata con strumenti specifici, finanziamenti e altro ma nella realtà si trova a combattere contro i mulini a vento. Siamo in un paese che rema contro chiunque abbia delle buone idee e voglia portarle avanti senza essere “figlio di”, “parente di” o possedere milioni di euro. Noi ci siamo autofinanziati e procediamo basandoci solo sulle nostre forze ma al momento i rischi sono e sono stati alti e in certi momenti ci si scoraggia parecchio. Poi però prevale la convinzione che ciò che proponiamo sia valido e possa essere utile a tante persone, per cui andiamo avanti indomiti.

La rete, questo oceano in cui le opportunità possono proliferare... Il rischio può essere la dispersione? O diventa una situazione di condivisioni da cui si possono gettare le basi per collaborazioni proficue? In che modo, dal vostro punto di vista?

La rete è uno strumento prezioso, ci permette di arrivare dove appena 20 anni fa era impossibile. Abbatte i confini e per i nostri obbiettivi è quindi un mezzo impagabile. Lo dimostra il fatto che il nostro team non ha una sede fisica, siamo fluidi. C'è chi lavora prevalentemente da Imola (come me e Davide), chi da Toronto, chi da Milano e in ogni caso siamo tutti professionisti che si spostano spesso. Senza la rete questo non sarebbe stato possibile, come non lo sarebbe stata l'idea fondante di Uniwol. Ovviamente come in tutte le cose ci sono i lati negativi, ma quelli si superano con l'intelligenza, la serietà e la creatività. 

Chi può entrare a fare parte di UniWol? Che cosa deve fare? Quali opportunità ha e secondo quali modalità?

Uniwol è rivolta a scrittori, illustratori, traduttori, editori, agenti letterari e operatori culturali. Professionisti, freelance, esordienti. Molte sezioni del sito sono libere, per fare parte del network invece bisogna iscriversi. Offriamo informazioni e aggiornamenti su tutto ciò che riguarda il mondo dell'editoria: fiere, eventi, concorsi, premi, bandi, opportunità, ecc. Chi si iscrive al network può entrare in contatto con altri protagonisti del mondo editoriale, fare ricerche circostanziate, allargare la sua rete di contatti. Inoltre offriamo servizi che per gli iscritti al network prevedono sconti: al momento sono già attivi i corsi dal vivo (presto anche quelli on line), editing e correzione di bozze in italiano, inglese e spagnolo, valutazione dei manoscritti in italiano e in inglese. Presto partiranno anche le consulenze legali e fiscali e il bookstore.

Quali sono le iniziative che avete in agenda sul breve termine?

Stiamo per lanciare un workshop con un noto scrittore italiano che si svolgerà a settembre e mettendo a punto con una agenzia internazionale e una casa editrice straniera un progetto rivolto a scrittori e illustratori.

Che cosa auspicate in futuro? Quali sono gli obiettivi più ambiziosi che vi ponete?

Vorremmo che Uniwol divenisse un network usato dagli addetti ai lavori di tutto il mondo, che venisse considerato un utile strumento di supporto alle professioni editoriali e soprattutto che permettesse di infrangere le barriere dei confini geografici e culturali.

In generale,  nel futuro dell’editoria,  che cosa vedete? Quali criticità? Quali prospettive?

Non sono in grado di fare previsioni, posso solo sperare in buoni auspici.

Se vuoi aggiungere altro…

Lavorare in ambito editoriale in Italia è difficile, non solo perché nel nostro paese la cultura è vista come un bene accessorio, perché le professionalità dell'editoria sono sottopagate, perché i nostri connazionali leggono pochissimo. Ma è anche difficile perché a fronte di persone animate da passione e coraggio che operano con grande professionalità, troviamo frotte di venditori di fuffa che fanno dell'arte del tirarsela la loro qualità migliore, arte del tirarsela a cui non sono immuni – occorre dirlo – nemmeno vari professionisti seri. Se si supera questo primo zoccolo duro occorre fare i conti con quelli che sparano a zero sui colleghi. Tutto questo all'editoria fa ancora più male dei pochi lettori o degli scarsi guadagni. Lo strumento più efficace che abbiamo, l'unico oltre alla serietà, la passione e il coraggio, è essere uniti, fare rete, sostenerci gli uni con gli altri.
Grazie!

Per ulteriori informazioni: www.uniwol.com


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